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La morte di Giorgio Nugnes è un grido di rabbia e di dolore contro la cecità e la falsità del potere istituzionale.
Un pugno nello stomaco di ogni sincero democratico.
Non è un suicidio, ma un omicidio di stato, i cui mandanti vanno ricercati tra coloro i quali pretendono di recludere una persona semplicemente perchè ha informato i cittadini dell’arrivo delle forze dell’ordine in assetto antisommossa.
Le lacrime di coccodrillo servono a poco in questi momenti, piuttosto bisogna avere il coraggio di aprire una riflessione sensata sull’uso indiscriminato delle misure cautelari, della repressione nei confronti dei movimenti, delle manette facili che scattano sempre quando si lotta per la difesa dei diritti e che non scattano mai quando si perpetuano abusi e prepotenze da parte del potere.
Miliardi di euro per le banche e gli speculatori finanziari, 40 euro per le famiglie.
Il piano anticrisi del governo è sconcertante: fiumi di denaro pubblico a chi già possiede miliardi di euro e le briciole elargite ai più bisognosi.
Al di là dei proclami, questa è elemosima e non è certo con l’elemosina che si risolvono i drammi sociali nel nostro paese: c’è piuttosto bisogno di un reddito sociale garantito per tutti i precari e i disoccupati, come già avviene in gran parte dell’Unione Europea.
1000 euro al mese ci potrebbero anche bastare, altrochè la miseria dei 40 euro del governo.
Aspettiamo di vedere questa social card, per capire se e come sia possibile clonarla, per distribuirne non una ma qualche centinaia di tessere ad ogni precario, pensionato, disoccupato.
Tremonti, in nome del comune richiamo a Robin Hood, non si scandalizzerà certo per quest’azione di risarcimento sociale.
Una sentenza ignobile e ipocrita quella emessa ieri dal tribunale di Genova per i fatti della Diaz.
Quel buco nero della democrazia nella storia del nostro paese viene insabbiato con una sentenza che assolve tutti, anche i pesci piccoli avranno a breve l’assoluzione per avvenuta prescrizione.
Malgrado le evidenti responsabilità, non solo nessuno degli imputati è stato rimosso o sospeso dal servizio, ma anzi tutti hanno avuto come ricompensa una promozione.
E così gli artefici della mattanza sono ora a capo dei servizi segreti, della polizia, delle questure di mezz’Italia.
Tutti abbiamo visto cosa successe quella notte alla diaz, tutti abbiamo visto le prove false, l’omertà, i tentativi di depistaggio dei vertici di polizia, ma soprattutto tutti abbiamo visto le teste rotte, i corpi insanguinati, le ossa spaccate dei giovani che semplicemente dormivano nella scuola.
Eppure ancora una volta trionfa l’impunità di stato.
Per questo suona alquanto ipocrita esigere fiducia nei confronti di una magistratura che lascia nella più completa impunità di torturatori della Diaz e condanna decine di manifestanti colpevoli solo di essersi difesi in piazza dalla violenza cieca e brutale delle forze dell’ordine.
La storia del g8 Genova non si scrive nelle aule dei tribunali, ma è inscritta nella memoria collettiva di chi ha vissuto quelle giornate.
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Dall’Università alla Multiversità
L’Università quaranta anni dopo il ’68:
ovvero come apprendere a dimorare tra le rovine. (continua…)
ECCO LA RISPOSTA ALLA LETTERA INVIATAMI DAL SENATORE COSSIGA
COSSIGA SCRIVE A CARUSO: CI VUOLE PAZIENZA CON GLI STUDENTI
Caro Emerito Presidente,
mi permetto di scriverLe sollecitato dalla sua lettera pubblicata su “Il Tempo” di oggi.
Innanzitutto vorrei farle presente che non sono il capo dei noglobal o dei blackblok e ancor meno il geniale inventore dello slogan sui morti di Nassirya.
Non sono diventato un moderato e un pacifico, in quanto a suo confronto lo sono sempre stato.
Del resto mentre io giocavo a tre anni con il mio primo trenino, lei pianificava l’omicidio di Giorgiana Masi, una studentessa di vent’anni uccisa dai proiettili di un agente infiltrato nel corteo del 12 maggio 1977, di cui ancor’oggi in una recente intervista al corriere della Sera lei afferma di conoscere il nome del barbaro assassino.
Le violenze poliziesche, con le loro pallottole eternamente vaganti che guarda caso si conficcavano sempre nei cuori di giovani studenti, (continua…)
