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	<title>AltroSud, il Blog/Shock di Francesco Caruso, scosse di defribillazione scritta per far riprendere i cuori a battere e le menti a pensare</title>
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		<title>AltroSud, il Blog/Shock di Francesco Caruso, scosse di defribillazione scritta per far riprendere i cuori a battere e le menti a pensare</title>
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		<title>Ma quale Francesco Caruso a capo del Forum delle Culture del comune di Napoli??</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 16:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Caruso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono costretto mio malgrado a scrivere questa breve nota per smentire &#8220;indiscrezioni&#8221; pubblicate nei giorni scorsi da alcuni giornalisti poco attenti.
Io non ho nulla a che fare e mai avrò nulla a che fare con il FORUM DELLE CULTURE 2013 promosso dal Comune di Napoli.
L&#8217;unica relazione che riesco a immaginarmi con un simile carrozzone è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrosud.wordpress.com&blog=565233&post=228&subd=altrosud&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Sono costretto mio malgrado a scrivere questa breve nota per smentire &#8220;indiscrezioni&#8221; pubblicate nei giorni scorsi da alcuni giornalisti poco attenti.<br />
Io non ho nulla a che fare e mai avrò nulla a che fare con il FORUM DELLE CULTURE 2013 promosso dal Comune di Napoli.<br />
L&#8217;unica relazione che riesco a immaginarmi con un simile carrozzone è la contestazione di piazza contro le politiche di speculazione urbanistica e di drenaggio di denaro pubblico che si appresta a mettere in campo.<br />
Pensare di delegare la gestione della cultura ad un manipolo di professionisti della politica e della burocrazia non solo è pura follia tardo-sovietica o giacobino-savoiarda, ma rientra in quella dinamica di rimodellamento della governance locale che qui al sud assume i contorni indigeribili di una sorta di &#8220;neoliberismo clientelare&#8221;.<br />
Che ruolo possa avere io in una simile vicenda è presto detto: l&#8217; &#8220;ex-noglobal Francesco Caruso, attuale ambasciatore presso l&#8217;Unesco&#8221; non esiste.<br />
C&#8217;è un Francesco Caruso di troppo<span id="more-228"></span>: Francesco Caruso &#8211; il neodirettore di questo carrozzone &#8211; è infatti un alto funzionario della diplomazia internazionale, ieri ambasciatore in Svezia, oggi rappresentante dell&#8217;Italia presso l&#8217;Unesco, che con i &#8220;no-global&#8221; non ha nulla a che spartire se non la sventura di avere lo stesso nome del sottoscritto.<br />
Non ci sarebbe nemmeno il bisogno di chiarire ciò, vista la disistima e la diffidenza reciproca che segna la distanza tra me e i signori di palazzo san giacomo. Eppure sul vostro giornale continuate a scrivere l&#8217; &#8220;ex-noglobal Francesco Caruso a capo del FORUM DELLE CULTURE 2013&#8243; , mettendo in imbarazzo entrambi i Francesco Caruso: non so sè è perfidia o ignoranza, ma in ogni caso vi chiedo di chiarire e rimediare al vostro grossolano errore.<br />
Per quanto nelle vostre redazioni possa apparire strano, visto il contesto locale dove il travaso e l&#8217;interscambio costante tra ruoli politici e incarichi di &#8220;sottobosco istituzionale&#8221; accompagna da decenni il ciclo della professionalizzazione della politica, io non ho alcuna carica pubblica, nè ruolo di partito, nè incarico istituzionale: svolgo semplicemente il mio dottorato di ricerca all&#8217;università e, per quanto precario e sottopagato (700 euro al mese e con scadenza 2012), lo faccio con la dignità di chi non deve dare conto e dire grazie a nessuno.<br />
Personalmente credo infatti che questa professionalizzazione politico-burocratica sia una delle basi fondamentali di quel processo di disintegrazione e di autocannibalizzazione che ha segnato la recente involuzione dei partiti politici della sinistra nel nostro paese.<br />
Perciò guardo con sempre più perplessità e distacco alle dinamiche di autodistruzione della sinistra politica: preferisco &#8220;sporcarmi le mani&#8221; con umiltà nelle dinamiche di conflittualità sociale, nella convinzione che solo dentro le movenze dell&#8217;autorganizzazione sociale sia possibile rintracciare e costruire spazi costituenti di soggettivazione altri e alternativi ai disastri del capitalismo contemporaneo.<br />
Alcun anni fà ero diventato per alcuni giornali un ricco latifondista, oggi per fortuna in tono minore sono più semplicemente un membro di un consiglio di amministrazione: vorrei anche evitare di rispondere pubblicamente a quest&#8217;ennessima stupidaggine ma purtroppo nella degenerazione culturale di questo paese nel quale una menzogna diventa verità ripetendola non più mille volte ma anche una sola volta in TV, sono costretto a chiedervi la pubblicazione di questa rettifica.<br />
Nella speranza di non trovare più ospitalità sul vostro giornale, vi porgo i miei più sinceri saluti.</p>
<p>Francesco Caruso<br />
(quello &#8220;noglobal&#8221;, forse è meglio specificarlo) </p>
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		<title>LA LEGGE E&#8217; UGUALI PER TUTTI? MA VA LA&#8217;&#8230;.</title>
		<link>http://altrosud.wordpress.com/2009/10/09/la-legge-e-uguali-per-tutti-ma-va-la/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 14:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Caruso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Le pesantissime condanne in corte di appello di oggi a Genova per i manifestanti contro il g8 lanciano un messaggio assurdo e inquietante: la prossima volta meglio assassinare qualcuno piuttosto che rompere una vetrina.
La giustizia italia condanna infatti l&#8217;agente Spaccarotella a solo 6 anni di reclusione per l&#8217;omicidio di Gabriele Sandri, ma anche a 3 [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrosud.wordpress.com&blog=565233&post=226&subd=altrosud&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Le pesantissime condanne in corte di appello di oggi a Genova per i manifestanti contro il g8 lanciano un messaggio assurdo e inquietante: la prossima volta meglio assassinare qualcuno piuttosto che rompere una vetrina.<br />
La giustizia italia condanna infatti l&#8217;agente Spaccarotella a solo 6 anni di reclusione per l&#8217;omicidio di Gabriele Sandri, ma anche a 3 anni e 6 mesi per gli agenti colpevoli dell&#8217;assassinio di Federico Aldrovandi.<br />
E invece per i manifestanti contro il g8 di Genova si arriva a condanne a 16 anni di carcere.<br />
Come se non bastassero le assoluzioni di De Gennaro e dei veri registi delle violenze di Genova, la corte d&#8217;appello vuole rimarcare l&#8217;uso di due pesi e due misure che non fanno altro che smentire e smascherare l&#8217;ipocrisia che si nasconde dietro la scritta che compare in ogni aula di tribunale: LA LEGGE E&#8217; UGUALE PER TUTTI.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>QUANTA IPOCRISIA INTORNO A QUELLE BARE</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 12:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Caruso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://altrosud.wordpress.com/?p=223</guid>
		<description><![CDATA[Le guerre sono missioni di pace,
l&#8217;occupazione militare è democrazia,
gli interessi delle multinazionali sono valori della patria,
i brogli elettorali sono le libere elezioni,
i mercenari vivi sono operatori di pace,
i soldati morti sono eroi,
i civili sono effetti collaterali,
le menzogne dei comandi militari sono l&#8217;informazione dal fronte,
chi scappa dalle bombe è solo un clandestino,
chi bombarda un banchetto nunziale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrosud.wordpress.com&blog=565233&post=223&subd=altrosud&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Le guerre sono missioni di pace,<br />
l&#8217;occupazione militare è democrazia,<br />
gli interessi delle multinazionali sono valori della patria,<br />
i brogli elettorali sono le libere elezioni,<br />
i mercenari vivi sono operatori di pace,<br />
i soldati morti sono eroi,<br />
i civili sono effetti collaterali,<br />
le menzogne dei comandi militari sono l&#8217;informazione dal fronte,<br />
chi scappa dalle bombe è solo un clandestino,<br />
chi bombarda un banchetto nunziale è solo un innocente.<br />
chi armava e finanziava i talebani erano patrioti americani.<br />
&#8230;&#8230; (continua)</p>
<p>Non verserò una lacrima per questi morti, perchè ne ho già versate abbastanza in passato e me ne conservo qualcun&#8217;altra per il futuro.<br />
Una scia infinita di sangue che, per nascondere gli errori, persevera e li accentua: nel teatrino della politica e della diplomazia internazionale si trovano i responsabili delle stragi civili e militari, gli stessi che siederanno in prima fila all&#8217;ennesimo funerale di stato.<br />
Le mie più sentite condoglianze ai familiari, ma quest&#8217;ipocrisia intorno alle bare di giovani vite spezzate non la sopporto più. Lottare contro la guerra non è un capriccio rivoluzionario, ma un gesto nobile di fratellanza e umanità.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>LA BENZINA? VA USATA CONTRO I PADRONI, NON CONTRO SE STESSI</title>
		<link>http://altrosud.wordpress.com/2009/09/07/la-benzina-va-usata-contro-i-padroni-non-contro-se-stessi/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 15:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Caruso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli operai dell&#8217;Alcatel di Battipaglia fanno benissimo a protestare, ma la benzina la dovrebbero usare non contro sè stessi ma contro i ministri e i manager delle multinazionali: sono infatti questi i responsabili della crisi che ora cercano di scaricare i costi e i sacrifici sulle spalle dei lavoratori.
Tutto questo è insopportabile. Allo stato attuale, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrosud.wordpress.com&blog=565233&post=220&subd=altrosud&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Gli operai dell&#8217;Alcatel di Battipaglia fanno benissimo a protestare, ma la benzina la dovrebbero usare non contro sè stessi ma contro i ministri e i manager delle multinazionali: sono infatti questi i responsabili della crisi che ora cercano di scaricare i costi e i sacrifici sulle spalle dei lavoratori.<br />
Tutto questo è insopportabile. Allo stato attuale, tra un&#8217;opposizione parlamentare inesistente e i continui tentennamenti dei sindacati confederali, la rivolta resta l&#8217;unica arma a disposizione per rivendicare e difendere i propri diritti.<br />
Nell&#8217;ultima settimana sono stato giorno e notte nei presidi di sostegno con gli operai sul tetto della Lasme di Melfi e con le insegnanti precarie di Benevento sul tetto dell&#8217;ex-provveditorato, lotte straordinarie ed importanti, ma credo sia arrivato il momento di affiancare all&#8217;autolesionismo insito in queste proteste estreme anche forme più radicali di lotta, che vadano a intaccare gli interessi e i profitti dei padroni.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>BREVI RIFLESSIONI DAL TETTO DEL PROVVEDITORATO OCCUPATO DALLE PRECARIE SANNITE</title>
		<link>http://altrosud.wordpress.com/2009/09/04/brevi-riflessioni-dal-tetto-del-provveditorato-occupato-dalle-precarie-sannite/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 16:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Caruso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[[Dopo 6 giorni di presidio h.24, finalmente trovo il tempo per scrivere qualcosa].
Le forche caudine, quel dolce valico che segna la frontiera naturale del Sannio, per molti anni ha rappresentato una frontiera invalicabile per il conflitto e le lotte sociali.
Il profilo dei due personaggi più famosi che questa terra ha partorito già aiutano a capire [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrosud.wordpress.com&blog=565233&post=217&subd=altrosud&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>[Dopo 6 giorni di presidio h.24, finalmente trovo il tempo per scrivere qualcosa]</em>.<br />
Le forche caudine, quel dolce valico che segna la frontiera naturale del Sannio, per molti anni ha rappresentato una frontiera invalicabile per il conflitto e le lotte sociali.<br />
Il profilo dei due personaggi più famosi che questa terra ha partorito già aiutano a capire il contesto culturale nel quale ci muoviamo: Padre Pio e Clemente Mastella. Un brodo culturale insipido e indigesto, con i suoi malefici ingredienti di clientelismo e parassitismo politico che favoriscono la rassegnazione, il vomito o l&#8217;emigrazione.<br />
Eppure Elvira, Patrizia, Daniela, Mariolina, Elisa sono nate e cresciute in questa terra. L&#8217;hanno percorsa in lungo e in largo, sulle sgangherate strade provinciali, ogni mattina per dieci anni tra un incarico e una supplenza, a tappare i buchi dell&#8217;inarrestabile sfacelo della scuola pubblica italiana.<br />
Ma ora non c&#8217;è più spazio per loro. La Gelmini e il suo governo Berlusconi hanno già deciso: della scuola si può anche far a meno.<br />
Per acquistare i cacciabombardieri F-35, per finanziare le spese militari, gli abusi edilizi e le cementificazioni selvagge, le privatizzazioni degli utili e le nazionalizzazioni delle perdite, da qualche parte si dovrà pur tagliare!<br />
E allora finiamola di sperperare soldi per insegnare ai nostri figli il sapere: le veline ed i tronisti, il razzismo e l&#8217;ignoranza, la menzogna e la corruzione sono le coordinate inculturali nelle quali devono muoversi. A cosa serve allora annoiarli con Socrate o Manzoni?<span id="more-217"></span><br />
Decine di migliaia di prigionieri politici della burocrazia statuale delle graduatorie, degli incarichi, delle supplenze e dei pescecani privati della formazione permanente sono oggi finalmente liberi. Liberi di morire di fame.<br />
La Gelmini ha risolto finalmente il problema della precarietà nella scuola, semplicemente cacciando via i precari: basterà chiudere qualche altra scuola, aggiungere la sedicesima fila di banchi in ogni classe, raddoppiare le ore di lavoro, e l&#8217;ennesima magia della finanzia creativa di Tremonti troverà la sua concretizzazione.<br />
I giornali e le telvisioni di regime ripeteranno mille volte una bugia fino a farla diventare verità e il dualismo classista scuola pubblica per i poveri e scuola privata per i ricchi diventerà ancor più una ruvida realtà.<br />
Il film è già visto: il governo ha deciso, ma il ministro ascolterà i suoi amici sindacati, l&#8217;opposizione parlamentare presenterà i suoi inconcludenti emendamenti, una minoranza rumorosa scenderà per strada con i cartelli.<br />
Tutto sembra filar liscio fino a quando un granello di sabbia inceppa quest&#8217;immensa messa in scena.<br />
Non un attore, non un regista, nè tantomeno un produttore, ma sono 7 semplici comparse che dalle retrovie più remote irrompono nel palcoscenico e scombinano ruoli e trama.<br />
Invece di mettersi sommessamente in fila presso il politico di turno ad elemosinare quel diritto diventato ormai un favore da implorare, 7 insegnanti precarie decidono questa volta che è meglio seguire l&#8217;insegnamento vincente degli operai dell&#8217;INNSE piuttosto che le promesse inconcludenti di Sandra Lonardo Mastella.<br />
L&#8217;operazione non è poi tanto complicata. Si entra dall&#8217;ingresso principale ma invece di fermarsi al primo piano a leggere le graduatorie, si sale le scale fino all&#8217;ultimo piano. L&#8217;unico strumento indispensabile da portarsi con sè è una corda: con quella saliranno poi striscioni, megafono, sacchi a pelo, materassini e tanta, tanta acqua. Il caldo soffocante è infatti il problema più &#8220;cocente&#8221;, molto più oppressivo di quell&#8217;agente della digos che come al solito ci gira intorno: siamo cresciuti insieme, ormai lo conosco tra una denuncia e un&#8217;altra, da ormai quindici anni, ma dal primo giorno sul tetto del provveditorato, complice la moglie insegnante in graduatoria senza incarico, vive in uno stato profondo di crisi di identità.<br />
Le insegnanti non sono professioniste della rivolta, militanti dell&#8217;antagonismo sociale, ma piuttosto mamme diligenti, persone &#8220;normali&#8221; che infatti quando si incazzano diventano le più irrefrenabili.<br />
Per mesi hanno lavorato nell&#8217;ombra, un comitato dei precari della scuola come i tanti sbocciati in questi anni fuori e spesso contro i sindacati concertativi, per mesi a cercare di sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica e le istituzioni rispetto al dramma preannunciato del licenziamento di massa.<br />
Al loro fianco quasi sempre il deserto, le porte chiuse dei politici locali, l&#8217;indifferenza diffusa, ad esclusione degli inesauribili attivisti del circolo cittadino di rifondazione comunista e del centro sociale Depistaggio, anche in questi giorni sempre in prima fila 24 ore su 24 nel supporto della lotta, ma altrettanto attenti ad evitare di apparire per non fornire alibi e clique per chi vuol delegittimare questa lotta e liquidarla come mero prodotto sovversivo dei soliti professionisti della rivolta.<br />
Ma invece c&#8217;è sempre chi preferisce affogare nell&#8217;apparenza piuttosto che sporcarsi le mani nella sostanza.<br />
Dopo l&#8217;arrampicata ed i primi giorni sul tetto, infatti basta qualche titolo sui giornali nazionali ed inizia la processione: ora non sono più loro a rincorrere i politici, ma viceversa sono quest&#8217;ultimi che inseguono i precari.<br />
Il partito democratico è da questo punto di vista è il caso psicopatologico più grave: incapace di costruire un opposizione degna di questo nome, si accalca ogni tanto su questo tetto, a testimoniare non solo la sua solidarietà, ma anche e soprattutto la sua inutilità.<br />
Prima i dirigenti locali, i suoi eletti negli enti locali, poi i parlamentari e infine finanche il segretario nazionale! Il loro arrivo si intuisce dalla comparsa delle telecamere, la loro ripartenza dalla loro mancanza: il tentativo è ricostruire e ristabilire la solita &#8220;sceneggiatura&#8221;, il primato della politica dell&#8217;immagine e della rappresentanza virtuale sulle spalle del protagonismo dei soggetti sociali.<br />
E l&#8217;immagine sorridente di un incauto Franceschini, che dopo aver trascorso pochi minuti con le precarie a spiegare che loro presenteranno gli emendamenti che tanto il governo li boccerà, si sposta sulla ringhiera per farsi riprendere dai giornalisti, ignaro dello striscione sul tetto che lo sovrastra, con la scritta: &#8220;cari politici, basta passarelle&#8221;.<br />
Show must go on! E il sottosegretario di governo che sale sopra il tetto. E poi l&#8217;arcivescovo per la benedizione.<br />
Non ci si fà mancare nulla, e le porte si aprono sempre a tutti, con qualche pizzico sulla pancia.<br />
Non è il momento di chiudersi, ma di aprire contraddizioni sul fin troppo ampio fronte nemico.<br />
Su quel tetto si è scelto di salire per irrompere e scompaginare la società dello spettacolo, piegare la distorsione della spettacolarizzazione per far veicolare la necessità e la forza del conflitto sociale, del noi collettivo e organizzato contro l&#8217;io in solitudine e atomizzato.<br />
Per questo lo sguardo da quel tetto non si sofferma sugli stantii protagonisti delle sceneggiature della politica tradizionale, ma piuttosto volge l&#8217;attenzione verso la riproducibilità dell&#8217;autorganizzazione sociale e la generalizzazione del conflitto: Salerno, Napoli, Roma, Catania, Palermo, Caserta, Taranto, Foggia, Cosenza, Bari, Cagliari. In questi giorni la protesta dilaga in tutto il sud e in tutt&#8217;Italia.<br />
Sapere che le immagini della lotta sul tetto del provveditorato di Benevento abbiano potuto contribuire seppur in picolissima parte a dare ulteriore forza e coraggio a queste altre decine di mobilitazioni è il convincimento attraverso il quale le insegnanti sannite trovano la determinazione di portare avanti questa loro battaglia. Perchè la lotta può vincere solo attraverso una sua estensione e radicalizzazione.<br />
Non c&#8217;è nessuna volontà di avanguardia, le precarie sannite sono ben consapevoli di essere solo un piccola scintilla.<br />
Ma anche una piccola scintilla può incendiare la prateria.</p>
<p>Francesco Caruso</p>
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		<title>E se fossero gli operai ad aprire il fuoco contro uomini, donne e bambini, cosa direbbero lor signori?</title>
		<link>http://altrosud.wordpress.com/2009/08/28/e-se-fossero-gli-operai-ad-aprire-il-fuoco-contro-uomini-donne-e-bambini-cosa-direbbero-lor-signori/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 10:07:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Caruso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Da ormai troppo tempo, nella piana di San Nicola di Melfi aleggia il fantasma della lotta di classe, quel fantasma di un passato che agita il sonno dorato dei dirigenti d&#8217;azienda che solo pochi anni fà decisero di aprire un&#8217;isola di toyotismo nelle campagne del meridione, nella speranza di far leva sulla disperazione e il ricatto della disoccupazione per trovare braccia docili e rassegnate allo sfruttamento e all&#8217;oppresione.<br />
E&#8217; durato poco il mito della fabbrica integrata: dalla rivolta dei 21 giorni della primavera del 2004 gli operai hanno imparato a non chinare il capo e da allora è stato un susseguirsi di mobilitazioni.<span id="more-211"></span><br />
A maggio lo sciopero della ex-Ergom contro 30 licenzimenti ha bloccato per una settimana la catena di montaggio spalmata sul territorio, a luglio lo sciopero sul premio di risultato ha nuovamente fermato la produzione. La dirigenza della Fiat si innervosisce, ogni giorno di sciopero significa 1500 vetture in meno di quella Grande Punto che rappresenta oggi il core business e quindi corre ai ripari: da Pomigliano arrivano pullman carichi di crumiri, per l&#8217;azienda sono 500 ma in fabbrica gli operai dicono che sono molto di più.<br />
Selezionati accuratamente dalla Fiat tra i 5000 operai dello stabilimento campano, attraverso i paramenti della sudditanza aziendale e del clientelismo politico-sindacale, questi lavoratori sono il tentativo di piegare la resistenza di Melfi.<br />
Anche la disarticolazione dell&#8217;indotto industriale è parte di questa strategia. Bisogna rompere quella &#8220;contiguità dei corpi cooperanti&#8221; che permette il travaso non solo della componentistica da un azienda all&#8217;altra, ma anche della rabbia e del conflitto sociale.<br />
Non a caso, al presidio permanente alla Lesme incroci gli sguardi e i volti già noti delle lotte della Fiat, così come vedi arrivare gruppi più o meno consistenti di operai degli altri stabilimenti dell&#8217;indotto che non solo scioperano in sostegno della vertenza, ma hanno anche la possibilità di raggiungere fisicamente i cancelli della fabbrica ed esprimere così concretamente la loro solidarietà ed il loro sostegno, consapevoli che lo smantellamento della Lesme è solo un tassello di un progetto più complessivo che rischia ben presto di toccare anche loro.<br />
Spostare la produzione da Melfi a Chiavari non ha alcun altra spiegazione se non questa.<br />
Non c&#8217;è alcuna crisi, la produzione va a gonfie vele, avendo una commessa garantita e duratura, eppure i proprietari hanno fretta di smontare i capannoni e i macchinari per scapparsene a Chiavari.<br />
Una produzione accellerata di scorte a luglio, così come il cambio della agenzia di security preposta al controllo esterno dello stabilimento, lasciavano già presagire il proposito di smantellare tutto ad agosto e far trovare agli operai al rientro l&#8217;inaspettata sorpresa.<br />
Nel giro di pochi mesi la produzione sarebbe ripresa finalmente in un clima di cooperazione ed armonia, quella cooperazione ed armonia che la fabbrica toyotista doveva garantire e che ora i padroni vorrebero ricostruire attraverso l&#8217;affidamento della produzione di questi alzacristalli ad una qualche cooperativa locale ligure per sbarazzarsi di operai, scioperi e sindacati.<br />
Malgrado i lavoratori della Lasme negli ultimi anni non abbiano certo brillato nella partecipazione e nella mobilitazione alle diverse lotte di Melfi, il rischio di finire in mezzo ad una strada li ha messi in movimento fin dal 13 agosto: due settimane di &#8220;vacanza&#8221; nel presidio permanente fuori i cancelli della fabbrica, in un luogo deserto e desolato a 40° gradi all&#8217;ombra, tutto cemento, capannoni e asfalto cocente.<br />
A differenza della INNSE, qui gli operai sono quasi tutti iscritti alla FIOM, all&#8217;interno della Lasme quasi l&#8217;80% è iscritto al sindacato di Rinaldini, ma c&#8217;è anche il camper fisso della Rdb e presenziano anche gli altri sindacalisti di Cisl e Uil, con la loro solita montagna di bandiere e dall&#8217;inconfondibile look di affaristi azzeccagarbugli che arrivano finanche a sblaterare sulla possibilità e la legittimità delle gabbie salariali.<br />
Martedì sera si passa all&#8217;azione. Dopo aver sfondato il cordone di polizia posto il giorno precedente a difesa della sede di confindustria a Potenza, gli operai hanno compreso come l&#8217;occupazione dello stabilimento non poteva esser certo rinviata di giorno in giorno per la semplice presenza di un paio di vigilantes all&#8217;ingresso. Si apre il cancello e si corre tutti dentro.<br />
Mai a pensare che tra quei vigilantes assunti solo poche settimane prima ci fosse un folle armato che spara ripetutamente per intimorire gli operai in corsa sul vialone dello stabilimento e che agita nervosamente la pistola ad altezza d&#8217;uomo.<br />
Scene di inizio novecento che si rivivono tra mamme con il passeggino, bambini che da giorni animano il presidio e gli operai che legittimamente ora sono ancor più incavolati neri.<br />
Eppure questi spari sui lavoratori non destano scalpore così come nemmeno degni di un trafiletto sui giornali locali sono gli spari di un criminale proprietario terriero di Lavello che, a meno di 10 chilometri dalla Lasme, apre il fuoco con il suo fucile contro alcuni immigrati che si erano rifugiati per la notte in un casolare diroccato di sua proprietà, stremati dal lavoro nei campi.<br />
Silenzio e indifferenza avvolgono questi atti di pura violenza e bieco terrorismo.<br />
Verrebbe quasi la voglia di vedere queste scene con i ruoli ribaltati, con gli operai che aprono il fuoco contro i guardiani del padrone o gli immigrati che sparano addosso ai proprietari terrieri che li sfruttano, per misurare l&#8217;ipocrisia di chi griderebbe immediatamente allo scandalo, con Bruno Vespa in bermuda a condurre un&#8217;edizione straordinaria di Porta a Porta e un consiglio dei ministri convocato in fretta e furia da Berlusconi per promulgare qualche altro pacchetto sicurezza.<br />
Non sparano gli operai, stiano tranquilli lor signori, ed anche gli immigrati continuano a piegar la schiena 12 ore sotto il sole cocente del Tavoliere per 3 euro al cassone di quei pomodori il cui sugo assaporisce le nostre tavole.<br />
Ma fuori e oltre l&#8217;individualismo imperante, fuori e oltre l&#8217;imbarbarimento razzista, fuori e oltre il controllo sociale e culturale, nella società prendono spazio percorsi di resistenza all&#8217;omologazione silente e di ricostruzione di legami e conflitti sociali: per quanto possano apparire meramente difensivi, a volte anche egoistici o arretrati, negli spazi sociali come quello prodottosi in questi giorni fuori i cancelli della Lasme e delle altre fabbriche in lotta, prende corpo un senso comune e una solidarietà collettiva che disintegra progressivamente l&#8217;apatia sociale, l&#8217;indifferenza e la solitudine sociale.<br />
Cioè le travi sulle quali poggia il potere.</p>
<p>Francesco Caruso</p>
<p>28 agosto 2009</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Il partito del sud? Esiste da 50 anni e continua a fare danni!</title>
		<link>http://altrosud.wordpress.com/2009/08/01/il-partito-del-sud/</link>
		<comments>http://altrosud.wordpress.com/2009/08/01/il-partito-del-sud/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 12:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Caruso</dc:creator>
				<category><![CDATA[movimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Anni fà ci hanno sbattuto in galera per aver tentato di organizzare il &#8220;Sud Ribelle&#8221;, una rete di attivisti impegnati nella ricostruzione di uno spazio di movimento per combattere il degrado politico nel meridione, un esercizio concreto di democrazia diretta per la riappropriazione dei diritti sociali negati, come il reddito, la casa, la salute: diritti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrosud.wordpress.com&blog=565233&post=206&subd=altrosud&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Anni fà ci hanno sbattuto in galera per aver tentato di organizzare il &#8220;Sud Ribelle&#8221;, una rete di attivisti impegnati nella ricostruzione di uno spazio di movimento per combattere il degrado politico nel meridione, un esercizio concreto di democrazia diretta per la riappropriazione dei diritti sociali negati, come il reddito, la casa, la salute: diritti per tutti e non più favori per pochi da implorare al potente di turno.<br />
Sovversivi! In galera! Come vi azzardate, avranno pensato lor signori, ad avanzare tali preteste in queste terre?<br />
Il ceto politico parassitario meridionale, quella moltitudine di affaristi e professionisti della politica che, nell&#8217;arte del trasformismo e della corruzione, ha saputo sopravvivere e consolidarsi anche dinanzi ai profondi cambiamenti del quadro politico-istituzionale, è ancor&#8217;oggi il cancro del mezzogiorno.<br />
Vive e si riproduce in nome di un sottosviluppo che loro stessi promuovono, perchè è proprio agitando questo fantasma che continuano a drenare e rastrellare quel denaro pubblico fondamentale per mantenere in piedi questo sistema di governance parassitaria fondato sul controllo clientelare del voto e la discrezionalità nella gestione dei fondi.<br />
Il partito del sud già esiste da oltre 50 anni, nelle sue forme <span id="more-206"></span>camaleontiche, trasformistiche, para-massoniche, con la sua predisposizione a saltar in volo sul cavallo vincente, con le sue dosi massicce di ipocrisia, corruzione e menzogna che riverbera nel corpo della società.<br />
La guerra tra i signori Alfano e Miccichè per la conquista del feudo siciliano è solo uno dei tanti tasselli di questa trama di potere che soffoca il sud, ma dietro questa guerra si agita però la questione ben più cruciale della chiusura del ciclo ultraventennale dei flussi di finanziamenti europei prevista per il 2013.<br />
Prima di allora, ne va della sopravvivenza stessa dell&#8217;intero sistema, bisognerà implementare altre strategie per il rastrellamento di denaro pubblico.<br />
Del resto, penseranno in cuor loro ministri, deputati, assessori e il loro infinito codazzo e sottobosco para-istituzionale, se per gli operai della Fiat di Pomigliano si spendono 2,5 miliardi di euro per garantire i 5000 posti di lavoro nel contratto di programma del 2003 (che direttamente agli operai facevano 600.000 euro a testa, ma i soldi allora lì intascò Agnelli e oggi gli operai son tutti in cassintegrazione) bisognerà pur trovare qualche decina di miliardi di euro l&#8217;anno per preservare queste altrettanto migliaia di ben più onerosi posti di lavoro, non foss&#8217;altro per il loro contributo in termini di passivizzazione e controllo sociale.<br />
Il governo Berlusconi, il suo ministro para-leghista Tremonti, dopo le tante chiacchiere sul federalismo, convengono su un ritorno al passato: una nuova cassa per il mezzogiorno, promossa proprio da coloro i quali per decenni l&#8217;hanno denigrata e criminalizzata.<br />
Un bel carozzone per rafforzare la Politica, una politica che tenta di tornare egemone dopo il ventennio di ubriacatura neoliberista a partire in Italia proprio da un suo avamposto privilegiato, il sud, dove nemmeno negli anni d&#8217;oro del neoliberismo ha mai fatto un passo indietro rispetto all&#8217;allora tanto decantato primato dell&#8217;impresa.<br />
Ieri l&#8217;annuncio di 4 miliardi di euro per la Sicilia: scompariranno anch&#8217;essi nel buco nero del parassitismo politico-clientelare come le altre centinaia di miliardi di euro che da Roma e Bruxelles sono arrivati in questi anni, ma c&#8217;è chi festeggia a gran voce perchè gestirà in prima persona quest&#8217;enorme flusso di denaro pubblico per cementificare non solo un territorio già sventrato ma soprattutto il proprio sistema di potere personale.<br />
Potrebbero essere spesi, piuttosto che in opere fantasma e assunzioni clientelari, in una forma di sostegno diretto al reddito, svincolato dalla discrezionalità del potere: sarebbero 1000 euro per tutti, certo anche per i ricchi e i facoltosi, ma non è meglio consegnare 5000 euro ad ogni cassintegrato siciliano con 3 figli a carico, o 1000 euro ad ogni disoccupato, piuttosto che 4 miliardi di euro ai vari Lombardo e Miccichè?<br />
In conclusione quale è più temibile, questo potere criminale dei politici meridionali o il potere criminale dei mafiosi?<br />
Ma siamo certi che sia possibile segnare questa distinzione?<br />
La storia ci insegna che i veri criminali si annidano sempre nei piani alti e non nei bassifondi della società.<br />
Per questo il partito del sud non è una novità ma una costante nella storia del nostro paese: pur senza una vera strutturazione partitica o sub-partitica, questo reticolo, questa lobby, questa accozzaglia di mafiosi e parassiti della politica da decenni soffoca il nostro mezzogiorno.<br />
Contro di loro, che si tingano di nero, di rosso, di rosa o di blu, bisogna continuare a combattere.</p>
<p>Francesco Caruso</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Esercito israeliano attacca una nave di pacifisti, sequestra 21 attivisti per i diritti umani, confisca medicinali e giocattoli</title>
		<link>http://altrosud.wordpress.com/2009/07/01/esercito-israeliano-attacca-una-nave-di-pacifisti-sequestra-21-attivisti-per-i-diritti-umani-confisca-medicinali-e-giocattoli/</link>
		<comments>http://altrosud.wordpress.com/2009/07/01/esercito-israeliano-attacca-una-nave-di-pacifisti-sequestra-21-attivisti-per-i-diritti-umani-confisca-medicinali-e-giocattoli/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 21:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Caruso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://altrosud.wordpress.com/?p=204</guid>
		<description><![CDATA[[a 23 miglia dalla costa di Gaza, ore 15:30pm] &#8211; Oggi le Forze di
Occupazione Israeliane hanno attaccato e abbordato la barca dell Free Gaza
Movement , SPIRIT OF HUMANITY, sequestrando 21 attivisti per i diritti
umani da 11 nazioni, incluso il Premio Nobel per la Pace Mairead Maguire e
la ex Membro del Congresso USA Cynthia McKinney.
I passeggeri [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrosud.wordpress.com&blog=565233&post=204&subd=altrosud&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>[a 23 miglia dalla costa di Gaza, ore 15:30pm] &#8211; Oggi le Forze di<br />
Occupazione Israeliane hanno attaccato e abbordato la barca dell Free Gaza<br />
Movement , SPIRIT OF HUMANITY, sequestrando 21 attivisti per i diritti<br />
umani da 11 nazioni, incluso il Premio Nobel per la Pace Mairead Maguire e<br />
la ex Membro del Congresso USA Cynthia McKinney.<br />
I passeggeri e l&#8217;equipaggio sono stati tratti forzatamente verso Israele.</p>
<p>&#8220;Questa è una oltraggiosa violazione delle leggi internazionali, contro di<br />
noi. La nostra barca non si trovava in acque territoriali Israeliane, e noi<br />
eravamo in missione umanitaria verso la Striscia di Gaza&#8221; ha detto Cynthia<br />
McKinney, ex membro del Congresso USA e candidata alla Presidenza. &#8220;Il<br />
Presidente Obama ha appena detto ad Israel di lasciar passare materiale<br />
umanitario e per la ricostruzione, e questo era esattamente cosa cercavamo<br />
di fare. Chiediamo alla comunità internazionale di chiedere il nostro<br />
rilascio così possiamo continuare il nostro viaggio.&#8221;<span id="more-204"></span></p>
<p>In base al rapporto diffuso ieri dal Comitato della Croce Rossa<br />
Internazionale, i Palestinesi che vivono a Gaza sono in una &#8220;trappola<br />
disperata&#8221;. Migliaia di abitanti di Gaza, le cui case furono distrutte<br />
durante il massacro perpretato da Israele lo scorso dicembre/gennaio, sono<br />
ancora senza tetto nonostante la promessa di almeno 4.5 miliardi di dollari<br />
di aiuti, perchè Israele si rifiuta di far entrare cemento e altro<br />
materiale da costruzione nella Striscia di Gaza. Il rapporto fa notare<br />
anche che gli ospedali stanno disperatamente cercando di affrontare le<br />
richieste dei loro pazienti a causa della distruzione del materiale<br />
sanitario da parte di Israele.</p>
<p>&#8220;Gli aiuti che stavamo trasportando sono un simbolo della speranza della<br />
popolazione di Gaza, speranza che la rotta marina possa riaprirsi per loro,<br />
e che siano in grado di trasportare da soli il materiale per iniziare a<br />
ricostruire le scuole, gli ospedali e migliaia di case distrutte durante<br />
l&#8217;offensiva &#8220;Piombo Fuso&#8221; La nostra missione è gesto verso la popolazione<br />
di Gaza a dimostrare che siamo loro vicini e che non sono soli&#8221; ha<br />
affermato Mairead Maguire, vincitrice del Premio Nobel per la Pace per il<br />
suo lavoro in Irlanda del Nord.</p>
<p>Poco prima di essere rapiti da Israle, Huwaida Arraf, Presidente del Free<br />
Gaza Movemente coordinatrice della delegazione di questo viaggio, ha<br />
dichiarato che : &#8220;Non è possibile ritenere che la nostra piccola<br />
imbarcazione possa costituire qualsiasi tipo di minaccia per Israele.<br />
Trasportiamo materiale sanitario, per la ricostruzione e giocattoli per<br />
bambini. Tra i nostri passeggeri c&#8217;è un Premio Nobel per la Pace e un ex<br />
membro del Congresso USA. La nostra barca è stata perquisita e sottoposta a<br />
controlli di sicurezza dalle Autorità Portuali Cipriote prima della<br />
partenza e non ci siamo mai neanche avvicinati alle acque territoriali<br />
israeliane.&#8221;</p>
<p>Arraf ha continuato: &#8220;L&#8217;attacco premeditato e deliberato da parte di<br />
Israele alla nostra barca disarmata è una chiara violazione delle leggi<br />
internazionali e chiediamo il nostro immediato rilascio senza condizioni.&#8221;</p>
<p>COSA POTETE FARE! </p>
<p>CONTATTARE il Ministro della Giustizia<br />
tel: +972 2646 6666 or +972 2646 6340<br />
fax: +972 2646 6357</p>
<p>CONTATTARE il Ministro degli Affari Esteri<br />
tel: +972 2530 3111<br />
fax: +972 2530 3367</p>
<p>CONTATTARE Mark Regev nell&#8217;Ufficio del Primo Ministro:<br />
tel: +972 5 0620 3264 or +972 2670 5354<br />
mark.regev@it.pmo.gov.il </p>
<p>CONTATTARE il Comitato della Croce Rossa Internazionale e chiedere<br />
assistenza per stabilire le condizioni di salute dei lavoratori per i<br />
diritti umani rapiti e aiuto per assicurarci che siano rilasciati<br />
immediatamente!</p>
<p>Croce Rossa Israeliana</p>
<p>tel: +972 3524 5286<br />
fax: +972 3527 0370<br />
tel_aviv.tel@icrc.org </p>
<p>Croce Rossa Svizzera:<br />
tel: +41 22 730 3443<br />
fax: +41 22 734 8280</p>
<p>Croce Rossa USA:<br />
tel: +1 212 599 6021<br />
fax: +1 212 599 6009</p>
<p>COMUNICATO URGENTE<br />
30 Giugno 2009</p>
<p>Per maggiori informazioni contattare:<br />
Greta Berlin (English)<br />
tel: +357 99 081 767 / friends@freegaza.org<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>COMUNICATO Mercoledì 01 Luglio 2009<br />
13:22 Scritto da Free Gaza Team</p>
<p>Il 30 giugno le Forze di Occupazione Israeliana hanno abbordato<br />
forzatamente la barca Free Gaza, SPIRIT OF HUMANITY, e sequestrato 21<br />
attivisti per i diritti umani e giornalisti mentre si recavano a Gaza per<br />
trasportare il tanto necessario materiale da ricostruzione e umanitario.<br />
Tra i sequestrati da Israele è la vincitrice del Premio Nobel per la Pace,<br />
Mairead Maguire e l&#8217;ex membro del Congresso USA, Cynthia McKinney.</p>
<p>Dall&#8217;inizio del loro sequstro, decine di migliaia di persone nel mondo si<br />
sono mobilitate per chiedere il loro rilascio immediato e incondizionato.<br />
Il Free Movement desidera ringraziare tutti coloro che hanno fatto una<br />
telefonata, hanno inviato un fax o una e-mail, hanno scritto una lettera,<br />
organizzato una dimostrazione in favore dei nostri 21 amici imprigionati.</p>
<p>Con rispetto, ma non è abbastanza. Non siamo noi la vicenda. Sin dalla sua<br />
fondazione, nel 1948, lo Stato di Israele ha regolarmente sequestrato e<br />
torturato Palestinesi, gettandoli in prigioni dimenticate dove possono<br />
laguire per anni. Ad oggi, più di 11.000 prigionieri politici Palestinesi,<br />
senza beneficio di processo, alcuni di loro neanche mai condannati -<br />
uomini, donne, bambini &#8211; sopportano torture e isolamento nelle prigioni<br />
Israeliane, campi di prigionia all&#8217;aperto, e in luoghi segreti e oscuri.<br />
Vengono da ogni tipo di categoria sociale : dottori, giornalisti,<br />
parlamentari, lavoratori, combattenti per la resistenza, lavoratori edili,<br />
studenti e altri. Sono i nostri fratelli e sorelle.</p>
<p>I 21 passeggeri a bordo dello Spirit of Humanity sono stati imprigionati<br />
illegalmente per il loro lavoro in solidarietà con la Palestina. Altri<br />
11.000 membri della nostra comune famiglia umana sono già stati<br />
imprigionati per essere semplicemente dei Palestinesi.</p>
<p>L&#8217;assedio della Palestina non è semplicemente la chiusura fisica di Gaza.<br />
L&#8217;assedio include i centinaia di checkpoints in Cisgiordania che separano<br />
famiglie e comunità e mandano in frantumi ogni prospettiva di un fattibile<br />
stato Palestinese. L&#8217;assedio include i milioni di Palestinesi in Diaspora,<br />
molti dei quali gettati in squallidi campi per rifugiati in Giordania,<br />
Libao e altrove. L&#8217;assedio è presente sempre e ovunque in tutti gli aspetti<br />
della vita Palestinese.</p>
<p>Questo assedio sembra più stretto solo perchè si tratta di un&#8217;ingiustizia<br />
perpetrata ai danni dei 21 internazionali attivisti per la solidarietà e<br />
noi poniamo un&#8217;attenzione maggiore di quanto di solito facciamo nei<br />
confronti di un&#8217;ingiustizia molto più grande: quella che già viene commessa<br />
nei confronti di milioni di Palestinesi.</p>
<p>Noi del Free Gaza Movement imploriamo tutta le persone di cuore intorno al<br />
mondo, che hanno lavorato così duramente per assicurare il rilascio dei<br />
nostri amici, di &#8220;adottare&#8221; un prigioniero Palestinese. Vi chiediamo di<br />
imparare da questa crisi e portare avanti la causa di un singolo<br />
prigioniero come se fosse la vostra.</p>
<p>Interrompiamo l&#8217;assedio! Raggiungiamo la Palestina!</p>
<p>Per maggiori informazioni vi chiediamo gentilmente di visitare il sito:<br />
http://www.freegaza.org</p>
<p>come pure i seguenti siti di informazioni sui prigionieri:<br />
* http://www.miftah.org/Display.cfm?DocId=7209&amp;CategoryId=4<br />
* http://sumoud.tao.ca/?q=node/view/76<br />
*<br />
http://palestinianprisoners.blogspot.com/2009/04/palestinian-prisoners-famil<br />
ies-protest_27.html<br />
* http://www.btselem.org/english/statistics/Detainees_and_Prisoners.asp</p>
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			<media:title type="html">Francesco Caruso</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>IL G8 A L&#8217;AQUILA TRA ECCEZIONALITA&#8217;, DEMOCRAZIA E PROFANAZIONE</title>
		<link>http://altrosud.wordpress.com/2009/06/28/il-g8-a-laquila/</link>
		<comments>http://altrosud.wordpress.com/2009/06/28/il-g8-a-laquila/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 14:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Caruso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Il rilancio dello stato d&#8217;eccezione: il g8
Il prossimo G8 si terrà a L&#8217;Aquila e per chi è cresciuto sulle barricate di Genova non può resistere al &#8220;richiamo della foresta&#8221;.
La profonda crisi del sistema neoliberista, il crollo delle sue fragili impalcature impiantate nei flussi della finanziarizzazione, mostrano la ragionevolezza delle denunce e delle istanze ormai decennali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrosud.wordpress.com&blog=565233&post=201&subd=altrosud&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il rilancio dello stato d&#8217;eccezione: il g8</p>
<p>Il prossimo G8 si terrà a L&#8217;Aquila e per chi è cresciuto sulle barricate di Genova non può resistere al &#8220;richiamo della foresta&#8221;.<br />
La profonda crisi del sistema neoliberista, il crollo delle sue fragili impalcature impiantate nei flussi della finanziarizzazione, mostrano la ragionevolezza delle denunce e delle istanze ormai decennali del movimento dei movimenti.<br />
La scelta di L&#8217;Aquila per il vertice G8 nasce proprio con l&#8217;ignobile intento di utilizzare il dramma dei terremotati come fonte di rilegittimazione di quel rito cerimoniale di ostentazione del potere globale, all&#8217;interno dello spazio &#8220;pieno&#8221; dello stato di eccezione in vigore nel contesto aquilano.<br />
L&#8217;obiettivo fin troppo evidente è occultare la crisi e l&#8217;insostenibilità dei paradigmi dominanti, riposizionando la sfida in uno degli spazi più impregnati di quello stato d&#8217;eccezione permanente nel quale la pienezza del potere appare nella sua forma elementare e fondativa, <span id="more-201"></span>con gli abiti cioè dell&#8217;uso della forza (nella sua particolare declinazione caritatevole), mettendo però a nudo la relazione che lega violenza e diritto e così, al tempo stesso, la sua congenita fragilità.<br />
Ecco perchè la scelta di spostare il g8 può trasformarsi in un cortocircuito semiotico.<br />
Se la rivolta prende corpo nel punto di massima condensazione del potere, a partire dagli stessi presunti &#8220;beneficiari&#8221; di tale sforzo, se il &#8220;shock and awe&#8221; diventa non solo leva di accumulazione di capitale ma anche spazio costituente di conflitto, allora ci potremmo trovare dinanzi ad un processo reale di profanazione degli stessi dispositivi ideologici nei quali prende senso e corpo il vertice del g8.<br />
Le premesse ci sono.</p>
<p>Il terremoto e la democrazia: i comitati aquilani</p>
<p>Il terremoto genera &#8220;naturalmente&#8221; un&#8217;autoriflessione sulla condizione umana, il fatalismo riemerge e sgretola le logiche razional-cumulative, del progresso inarrestabile, del controllo totale sulla natura: nella ritrovata consapevolezza della fragilità dell&#8217;uomo, alcune ricchezze sepolte nella frenesia della quotidiana modernità ritornano centrali.<br />
In primo luogo, nello stravolgimento dei legami sociali preesistenti, la riscoperta di un senso di comunità prende forma dentro una precaria quanto inedita riscoperta della dimensione pubblica: malgrado i tentativi istituzionali di irrigimentare e disciplinare la vita sociale degli sfollati, nelle tendopoli si è avviato un processo di soggettivazione incastonato nella dimensione affettiva delle relazioni primarie e comunitarie, per cercare di resistere e contrastare il modello post-coloniale di dominio fondato sull&#8217;aiuto umanitario, ormai ben noto nei cosiddetti paesi in via di sviluppo, in cui il ruolo passivo dei subalterni è un perno fondamentale.<br />
La nascita di una molteplicità di comitati di sfollati sono il frutto di un processo di costruzione sociale fondato sul rovesciamento del ruolo e dell&#8217;identità del &#8220;terremotato&#8221; da vittima passiva a protagonista attivo di una ricostruzione dal basso in grado di disvelare i dispositivi del &#8220;capitalismo della catastrofe&#8221;, nel quale gli interessi particolari si occultano nell&#8217;impellenza come beni comuni e gli spazi di confronto, e ancor più di dissenso, azzittiti per far fronte alle straordinarie necessità.<br />
E&#8217; un processo embrionale di riappropriazione del territorio e della democrazia espropriata che, malgrado la sua gracilità, può ribaltare l&#8217;immenso investimento simbolico del governo Berlusconi sul terremoto aquilano, finalizzato a rafforzare il suo modello di governance verticale ed autoritaria. La scelta di spostare il g8 a L&#8217;Aquila entra a pieno titolo in questa contesa sulle dimensioni e le forme stesse della democrazia.<br />
Ma se Golia sale sulle rovine aquilane per urlare ancora più forte se c&#8217;è qualcuno disposto a sfidarlo, le pietre per la fioda di Davide non possono che trovarsi tra le stesse macerie del terremoto.</p>
<p>Aiutare o Aiutarsi? I movimenti noglobal.</p>
<p>Gli unici che possono venir incontro e agevolare il governo italiano e il g8 in questo momento sono paradossalmente gli attivisti dei movimenti noglobal.<br />
Ricondurre e depotenziare quest&#8217;imprevidibile dimensione conflittuale dei terremotati all&#8217;interno di uno schema interpretativo già cristallizato &#8211; G8/CONTROG8 &#8211; nel quale ruoli e spazi di agibilità sono approssimativamente già definiti, permetterebbe facilmente la sua sterilizzazione dentro alcune flak già ben collaudate e in grado di rendere inoffensibilmente prevedibili anche le forme più radicali di espressione del conflitto.<br />
L&#8217;autonomia dell&#8217;agenda dei movimenti, la sua capacità di andar oltre il rincorrere rituale dei vertici internazionali, non va solo enunciata nelle punte alte dei cicli di lotta ma anche praticata nelle fasi di stanca come strategia di scompaginamento dei ruoli, soprattutto in simili contesti dove il principio del mutuo soccorso tra differenti vertenze sociali e territoriali, difficilmente riesce ad esprimersi nella profonda asimmetria tra lo stato nascente delle lotte dei terremotati ed il ciclo lungo del movimento noglobal, ormai proteso non solo sul terreno dell&#8217;efficacia strumentale ma anche nella più complessa dimensione espressiva, della definizione del &#8220;noi&#8221; e &#8220;loro&#8221;.<br />
Perchè non lasciar sendimentare dal basso ai comitati aquiliani una strategia di profanazione del g8? Per l&#8217;immobilismo e i tentennamenti dei comitati?<br />
O forse bisognerebbe chiedersi, come suggerisce un caro amico, Antonello Ciccozzi, oggi sfollato nel campo di Collemaggio, se chi arriverà a L&#8217;Aquila viene per aiutare o per aiutarsi, riferendosi in primo luogo ai promotori del vertice del g8 ma anche ai suoi contestatori?<br />
In questo senso, sarebbe necessario un punto di equilibrio, nel quale gli attivisti &#8220;noglobal&#8221;, o meglio le organizzazioni noglobal, facciano un passo indietro e i comitati dei terremotati facciano un passo in avanti, cioè che mobilitazioni durante il vertice internazionale prendano forma e vengano gestite in modo determinante dai terremotati attraverso una socializzazione sul territorio che può essere portata avanti solo dalla molteplicità e dell&#8217;unitarietà dei comitati aquilani.<br />
Una loro sottrazione anche parziale ne determinerebbe, come stà avvenendo in questi giorni, non solo il riempimento di questo spazio vuoto da parte di un ritualismo tradizionale della protesta noglobal, ma soprattutto il depotenziamento della dimensione conflittuale dentro una logica della testimonianza nobile e importante ma del tutto inefficace sul terreno comunicativo e inoffensiva sul piano politico-sociale.<br />
Al tempo stesso, restare inebetiti e indifferenti dinanzi allo svolgimento del vertice a L&#8217;Aquila, non può che essere di per sè una forma indiretta di legittimazione nei confronti del G8 e dell&#8217;uso strumentale dei terremotati da parte del governo italiano.<br />
Tra buoni e cattivi non vincono gli uni contro gli altri, ma chi nel dividerli impera.</p>
<p>Francesco Caruso<br />
Cosenza, 26 giugno 2009.</p>
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		<item>
		<title>khaled è morto</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 11:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Caruso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; morto stanotte per infarto, Khaled Hussein, un anziano palestinese di ormai 79 anni richiuso da 14 anni nelle carcere italiane per scontare una condanna all&#8217;ergastolo per il sequestro della Achille Lauro.
E&#8217; morto in una cella del braccio speciale del carcere di Benevento, una sorta di piccola &#8220;Guantanamo&#8221; nella quale sono reclusi tutti i detenuti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrosud.wordpress.com&blog=565233&post=198&subd=altrosud&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>E&#8217; morto stanotte per infarto, Khaled Hussein, un anziano palestinese di ormai 79 anni richiuso da 14 anni nelle carcere italiane per scontare una condanna all&#8217;ergastolo per il sequestro della Achille Lauro.<br />
E&#8217; morto in una cella del braccio speciale del carcere di Benevento, una sorta di piccola &#8220;Guantanamo&#8221; nella quale sono reclusi tutti i detenuti in Italia per il reati di matrice islamica.<br />
In questo reparto E.I.V. (Elevato Indice di Vigilanza), i detenuti hanno le finestre sigillate da lastre di plexiglass che non permettono non solo di guardare all&#8217;esterno, ma anche il necessario ricambio di aria.<br />
Il torrido caldo di questi giorni deve essere stato fatale per il cuore già malandato di Khaled: da anni sofferente, come certificato clinicamente, di seri problemi di salute, non gli è mai stato permesso di curarsi adeguatamente.<br />
Per questo è opportuno parlare di un assassinio di stato, perchè Khaled è morto per la lentezza della burocrazia penitenziaria e la cecità del tribunale di soverveglianza: da mesi il suo legale aveva chiesto un permesso di pochi giorni per motivi di salute, per permettergli di poter usufruire delle cure mediche di cui necessitava.<br />
pochi mesì fà l&#8217;ho incontrato per l&#8217;ultima volta in carcere e mi ha lasciato quell&#8217;incontro un profondo senso di tristezza e indignazione, perchè un anziano di 79 anni non può vivere e morire in quelle condizioni.</p>
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