AltroSud, il Blog/Shock di Francesco Caruso, scosse di defribillazione scritta per far riprendere i cuori a battere e le menti a pensare


Lettera a Cossiga: la storia non si ripete

ECCO LA RISPOSTA ALLA LETTERA INVIATAMI DAL SENATORE COSSIGA
COSSIGA SCRIVE A CARUSO: CI VUOLE PAZIENZA CON GLI STUDENTI

Caro Emerito Presidente,
mi permetto di scriverLe sollecitato dalla sua lettera pubblicata su “Il Tempo” di oggi.
Innanzitutto vorrei farle presente che non sono il capo dei noglobal o dei blackblok e ancor meno il geniale inventore dello slogan sui morti di Nassirya.
Non sono diventato un moderato e un pacifico, in quanto a suo confronto lo sono sempre stato.
Del resto mentre io giocavo a tre anni con il mio primo trenino, lei pianificava l’omicidio di Giorgiana Masi, una studentessa di vent’anni uccisa dai proiettili di un agente infiltrato nel corteo del 12 maggio 1977, di cui ancor’oggi in una recente intervista al corriere della Sera lei afferma di conoscere il nome del barbaro assassino.
Le violenze poliziesche, con le loro pallottole eternamente vaganti che guarda caso si conficcavano sempre nei cuori di giovani studenti, erano una costante durante il suo lavoro sporco di ministro degli interni, da Giorgiana Masi a Francesco Lorusso, un altro studente di 25 anni, ammazzato l’11 marzo 1977 dalla polizia.
Le complicità e le connivenze della burocrazia comunista e sindacale non possono certo essere un’attenuante o ancor peggio una giustificazione a quell’ignobile strategia della tensione che ha insanguinato le strade e le piazze del nostro paese negli anni settanta.
Per questo capirà che sentir dire proprio da Lei, che a mio avviso fu il peggior ministro degli interni della storia della repubblica, alcune esortazioni rivolte ai vertici delle forze dell’ordine sul modo con cui trattare le recenti mobilitazioni studentesche, passando da un “picchiare a sangue professori e studenti” al desiderio perverso di una vittima “preferibilmente una donna o un bambino“, capirà il senso di inquietitudine.
L’attenuante che molti rivolgono nei suoi confronti di una senilità avanzata e dei suoi inevitabili effetti collaterali, tuttavia non può sminuire il valore storico delle sue affermazioni che ci restituiscono alcuni squarci di una verità che per decenni lei stesso e gli apparati istituzionali hanno sistematicamente negato, cioè come dinanzi alle insorgenze sociali di allora, lo stato scelse di porre in essere una strategia criminale di violenza assassina per sospingere i movimenti sul terreno dello scontro armato.
Ripensi alle sue azioni se veramente, come scrive, vuol sforzarsi di “comprendere perché tanti giovani si siano dati alla lotta armata“.
Alle loro istanze radicali di trasformazione, la risposta furono i suoi carri armati nelle piazze, i carri armati della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista.
Tornando all’oggi però probabimente Lei nemmeno si rende conto della distanza siderale che intercorre tra i suoi schematismi e il mondo reale.
Gli studenti in piazza avranno risvegliato in lei nostalgici ricordi, ma il mondo nel frattempo è cambiato, e con esso i movimenti, gli studenti e la lotta.
Il movimento contro la Gelmini, con il suo carattere moltitudinario, il suo esodo culturale dalle cosiddette categorie del novecento, la sua irriducibilità alle forme tradizionali e incancrenite della politica, non si riesce a comprimere sul terreno della compatibilità nè tantomeno sconfiggere sul terreno della violenza.
Non ci riescono i manganelli che anzichè intimorire e desertificare, rafforzano ed estendono la mobilitazione.
Non ci riescono le infiltrazioni neofasciste, che tentano invano di riportare un’altrettanto archeologica strategia degli opposti estremismi.
Il movimento inizia a far paura nei palazzi del potere perchè il suo slogan “non pagheremo noi la vostra crisi” allude ad una ricomposizione delle figure sociali colpite dai processi selvaggi della capitalismo neoliberista: milioni di persone, disoccupati, precari, studenti, lavoratori, altrochè la saldatura fantasmagorica – perchè di fantasmi e null’altro si parla – tra il movimento studentesco e “le frange più di sinistra del sindacato, gli anarco-sindacalisti e le Nuove Br” che lei cita nella sua lettera.
Dopo i suoi continui appelli alla polizia che dal punto di vista penale rasentano l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato, Lei oggi scrive che nei confronti dell’ “Onda” ci vuole tolleranza e dialogo. In verità dialogare con chi ha una pistola in una mano e il manganello nell’altra non viene proprio naturale.
Tuttavia, se ha un pò di tempo, faccia una telefonata a Trenitalia affinchè garantisca il diritto a manifestare per tutti gli studenti in vista del corteo nazionale del 14 novembre a Roma. Però, La prego, sui treni speciali niente bombe, grazie.
Cordialmente

Francesco Caruso

Annunci

6 commenti so far
Lascia un commento

io l’avrei più semplicemente mandato a fare in cul

Commento di riccardo

Bene bene..vedo che sei in gran forma, Francesco :-)) – E complimenti anche per questo nuovo blog.. 😉 –

Non so se hai sentito le grandi rivelazioni di Cossiga su certi accordi segreti tra Italia, Hezbollah e OLP, sia ai “suoi tempi” che attualmente:
http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=6229&Itemid=50
http://focusonisrael.wordpress.com/2008/10/06/cossiga-vi-abbiamo-venduti/

Tra le altre cose, parla anche della vicenda dell’Achille Lauro (sulla quale avevi scritto qualcosa pure tu sul vecchio blog)…

Baci 🙂

Commento di Aglaja

Ciao Francesco,
dopo i complimenti per il tuo blog ti segnalo un caso di…. “telepatia”. Anch’io ho scritto una lettera a Cossiga. le tematiche che io e te abbiamo toccato sono, chiaramente, le stesse (sarebbe stato illogico altrimenti), ma come tono io ho usato l’ironia. Del resto, parafrasando un vecchio detto – soprattutto anarchico – non bisogna dimenticare la forza di una risata (“sarà una risata a seppellirvi”).

Se ti interessa, ecco la mia lettera:

Caro Cossiga,

innanzitutto mi scusi per l’eccesso di confidenza. La pregressa assenza di nostri rapporti, nonché il protocollo con cui ci si dovrebbe rivolgere a una persona autorevole, rendono quel “caro” inopportuno e ingiustificato, ma mi è uscito spontaneo. Del resto, in quale altro modo potrei aprire una lettera di affettuosa gratitudine?
Magari La sto disorientando, per cui è opportuna una premessa. Deve sapere che in questi giorni ho ricevuto diversi messaggi che La riguardano. Compagni che, dopo le Sue ultime esternazioni sulle modalità con cui affrontare le recenti manifestazioni studentesche, mi dicevano “non scrivi niente su Cossiga?” o “non si può denunciare Cossiga?”. Io restavo spaesato, perché non ce l’ho con lei, anzi, nei Suoi confronti sento solo gratitudine. Se devo farle una critica è, al contrario, di non aver parlato prima, o di non averlo fatto con la chiarezza sfrontata dimostrata ultimamente. Non si preoccupi, è una critica bonaria. Quasi mai i nostri gesti sanno essere contemporaneamente belli e tempestivi. Accontentiamoci che il Suo insegnamento serva per il futuro, non potendo essere utile per il passato, se non per una tardiva comprensione dei fatti.
In questi giorni L’Onda, il nuovo movimento studentesco, ha fatto parlare molto di sé. Come analisi, per quanto fatto finora, e come previsioni, per quanto saprà fare in futuro. Credo che le Sue parole siano utilissime per quel movimento. Anzi, se posso permettermi un’indicazione a quei ragazzi, consiglio di non perdersi in polemiche sulle Sue dichiarazioni. Al contrario, le usino come strumento di riflessione, le trasformino in un manuale: “L’Onda. Come sopravvivere alle strategie di repressione”.
Caro Cossiga, mi dispiace che proprio in questa occasione sia stato tanto criticato. Alcuni si sono rivolti a Lei come troppo spesso si fa con gli anziani, scambiando per deliri un bagaglio di esperienza proprio nel momento in cui questa viene esposta con franchezza. Del resto è destino pure dei profeti essere trattati da visionari e compresi tardivamente. Troppo spesso si prende per follia ciò che non si sa capire o che è tanto terribile da sfidare la nostra volontà di comprensione.
Lei ci ha spiegato molte cose. Alcune palesemente, altre leggendo le sue parole in filigrana. Fra insegnamenti evidenti ed occulti possiamo capire oggi le morti di Francesco Lorusso, Giorgiana Masi e tanti altri… Persino la scelta di abbandonare Moro al suo destino, persino i fatti di Genova, per quanto questi si siano svolti a tanti anni di distanza e secondo dinamiche più complesse.
Concludo, non voglio annoiarLa oltre. Molti hanno stigmatizzato ferocemente le Sue parole. Non mi unisco al coro e Le esprimo l’auspicio che Lei prosegua ad illuminarci con le Sue parole. Sul passato, sul presente e, soprattutto, sulle cupe prospettive di un futuro che proprio grazie a Lei sapremo allontanare.
Cordialmente

Francesco “baro” Barilli

Commento di Francesco "baro" Barilli

[…] Pubblicato da nicola su 13 Novembre, 2008 Pubblico di seguito il vivace botta e risposta intercorso due giorni fa tra il Senatore a vita On. Francesco Cossiga e Francesco Caruso, uno dei maggiori rappresentanti della sinistra dei movimenti nel sud Italia e già deputato per Rifondazione Comunista. La lettera di Cossiga è stata pubblicata dal quotidiano Il Tempo, mentre Caruso ha risposto dal suo blog. […]

Pingback di Cossiga e Caruso, botta e risposta « Ai Nostri Posti

[…] Caro Caruso, ho chiesto in giro chi fossi visto che sembravi non ricordare che cosa siano stati gli anni di piombo. Sei quel Francesco Saverio Caruso che una volta ha affermato: «Treu e Biagi assassini. Hanno armato le mani dei padroni, per incrementare i profitti a scapito della sicurezza», Caruso, capo dei black block e dei no global, poco prima del termine del governo Prodi ripudiato dagli stessi amici del partito di Rc additato come uno sconsiderato estremista, il geniale inventore dello slogan «Dieci, cento, mille Nassiriya!». Vedo che sei diventato un moderato, e non un pacifista, ma un pacifico. Ti ho sempre considerato un ragazzo intelligente ma, come molti, non hai compreso che, forse in una forma eccessivamente paradossale, io sostengo che occorre tollerare quella che il prof. Franco Piperno, gia’ leader di Autonomia, ha giustamente chiamato la “violenza a bassa intensita’”, violenza inevitabilmente collegata a grandi movimenti, anche sindacali, come l’odierna “Onda studentesca”, se non si vuole che essi siano strumentalizzati da movimenti di sx estrema come i Centri Sociali o di estrema dx come il Blocco Studentesco e Casa Pound e non cerchino il collegamento con gli unici movimenti rivoluzionari che oggi esistono e cioe’ quelli che fanno riferimento alla galassia di Al Qaeda. Ho gia’ detto piu’ volte che forse, se avessimo tollerato – dico noi: i dc e i comunisti, il ministero dell’Interno e il suo omologo, la Vigilanza del PCI – la “violenza a bassa intensita’” del movimento studentesco e di Autonomia, che impedi’ al segretario generale della Cgil Luciano Lama di parlare all’Universita’ di Roma e di dare a Bologna alle fiamme la sede della Federazione comunista, forse non si sarebbe innescato quel processo che dal movimentismo porto’ alla lotta armata. E’ noto a molti, non a te Caruso e guarda caso non a Fassino e a Veltroni (l’esistenza dell’amico Ugo Pecchioli, capo della cosi’ detta “Vigilanza” del PCI, detto il “ministro ombra dell’Interno”, e’ stata “censurata” insieme a quella di Togliatti, di Longo, di Secchia, di Berlinguer e di Natta) che i governi a guida DC non avrebbero potuto usare il “pugno duro” nei confronti del “movimentismo” senza un PCI e una Cgil, allora e giustamente “cinghia di trasmissione” tra il partito e l’intera classe lavoratrice, che non solo li sostenesse ma li spronasse. Ma vi e’ ancora chi ignora che la “politica della fermezza” nel caso Moro fu voluta anzitutto dal PCI. La DC avrebbe certamente e subito trattato con le Br in cambio della liberta’ e della vita di Moro avrebbe riconosciuto le Br come soggetto politico e liberato tutti gli appartenenti alla lotta armata che erano in prigione. Ricordo bene quando Berlinguer e Pecchioli vennero da me, ministro dell’Interno, a protestare perche’ il Governo aveva agevolato i tentativi della Dc di colloquiare e trattare con le Br tramite la Croce Rossa e poi “Amnesty International”, minacciando la caduta del Governo se si fosse continuato su questa strada. Con i ragazzi della scuola media e dell’Universita’ che manifestano occorre avere pazienza e tolleranza, e cercare di capire che cosa li muova, oltre i confusi interessi alla scuola e all’educazione. E bisogna far questo per impedire, come e’ avvenuto negli anni di piombo, che avvenga la saldatura tra il movimento studentesco le frange piu’ di sinistra del sindacato, gli anarco-sindacalisti e le Nuove Br. Le forze di polizia se mandate in piazza a fronteggiare qualunque movimento, devono far rispettare la legalita’. E’ compito dell’autorita’ politica valutare se uno strappo alle legalita’, ad esempio l’occupazione della Stazione Tiburtina o Ostiense, non ricordo, o qualche vetrina infranta e qualche bottiglia molotov, non sia da tollerare ad evitare che il movimentismo diventi qualcosa d’altro. E vorrei ricordare all’amico Caruso che fu il suo ex-leader e mio amico Bertinotti a dire una volta che io sono stato il ministro dell’Interno italiano piu’ democratico, che fui nominato pres. del consiglio dei ministri da Pertini contro la volonta’ della Dc, e che fui poi eletto prima pres. del Senato e poi pres. della Repubblica con i voti del Pci. E vorrei ricordare a Caruso che io ho cercato sempre di comprendere perche’ tanti giovani si siano dati alla lotta armata, che ho sempre considerato la lotta armata non come “terrorismo”, ma come una “guerra civile strisciante” che confusamente ed erroneamente si richiamava alla “rivoluzione” e alla “Resistenza incompiuta”. Poiche’ io non voglio che si ritorni a quei tristi tempi, io penso che nei confronti dell’”Onda” occorra tolleranza e dialogo. E penso che per evitare uno “scivolamento” del movimento occorre anche sopportare qualche stazione occupata, qualche automobile bruciata e qualche vetrina sfondata…. Per finire, vorrei raccomandare a chi si occupa di “movimenti” e di ordine pubblico, ed anche a te, amico Caruso, di vedere il film tedesco sulla Banda Baader-Meinhof e sulla dolorosa trasformazione di una generazione. .. La risposta di Caruso a Cossiga altrosud.wordpress.com/2008/11/10/a-cossiga/ […]

Pingback di MASADA n. 823. 14-11-2008. La sentenza della vergogna « Nuovo Masada




Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...



%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: