AltroSud, il Blog/Shock di Francesco Caruso, scosse di defribillazione scritta per far riprendere i cuori a battere e le menti a pensare


Diario di bordo, dalla nave pacifista attaccata dagli Israeliani vicino Gaza
gennaio 18, 2009, 7:58 pm
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Le foto della partenza della nave

16 gennaio 2009, Isola di Cipro, terra ferma, Mar Mediterraneo.
Sai com’è, ci sono cose che fai senza pensarci troppo, d’istinto, uno scatto tra l’ira e la ribellione. Sono giorni che sulle reti internazionali, non certo su rai e mediaset dove al massimo inquadrano qualche colonna di fumo in lontananza, vedi le immagini dei corpi martoriati dalle bombe, di montagne di cadaveri ammassati, di bambini insanguinati, mutilati e piangenti.
Tra le novità del grande fratello e le ultime occasioni dei saldi invernali, gli occhi non ancora assefuatti all’indifferenza posano i loro sguardi su quel lembo di terra martoriata: Gaza, una prigione a cielo a aperto, con oltre un milione di persone letteralmente sequestrate e prigioniere del terrore di una aggressione militare sempre più cruenta, portata avanti in modo criminale da quel manipolo di uomini in giacca e cravatta che appaiono in televisione subito dopo per spiegare l’importanza di queste stragi, ignobili personaggi che seminano odio, morte e distruzione per tentare di preseservare e accrescere il proprio potere, in vista delle prossima scadenza elettorale.
A Gaza, bisogna andare a Gaza.
Non c’è nessun pregiudizio ideologico nella nostra azione, invece di Gaza potevamo sbarcare a Tel Aviv se Israele fosse interamente occupata militarmente ed un milione di ebrei costretti a vivere in campi profughi, rinchiusi in pochi chilometri senza possibilità di entrare ed uscire da Tel Aviv, con carri armati e cacciabombardieri che colpiscono con sempre più violenza le loro case, le loro teste e pochi ultraortodossi che rispondono con il lancio di qualche malandato razzo anticarro. Ma la verità purtroppo è ben altra, con un popolo palestinese che grida la propria disperazione e governi occidentali che continuano a far finta di non sentire.
Freegaza è una costola dell’International Solidarity Movement, un gruppo attivo in Palestina da molti anni che pratica forme attive di disobbedienza civile contro l’occupazione israeliana, poche chiacchiere e molte azioni dirette, come quella in cui perse la vita una delle fondatrici del gruppo, Rachel Corrie, morta sotto le ruspe israeliane che abbattevano illegalmente le case dei palestinesi.
Hanno impiantato una loro base logistica a Cipro, dove ogni due o tre settimane organizzano l’invio di una imbarcazione carica di aiuti umanitari diretta a Gaza, cercando di aggirare il blocco navale israeliano.
Se prima riuscivano a volte a sbarcare, ora con l’invasione in corso a Gaza sarà molto difficile.
Noi comunque ci tentiamo ugualmente.
Siamo una trentina di persone, tra i quali diversi medici volontari che resteranno a Gaza, tre o quattro parlamentari di diversi paesi europei e alcuni giornalisti di testate internazionali.
Appena arriviamo nel porto di Larnaca Continua a leggere



comunicato su partenza nave per Gaza
gennaio 11, 2009, 9:59 pm
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Cipro, 11 gennaio – La nave del Free Gaza Movement, “SPIRIT OF HUMANITY”, lascerà il porto di Larnaca alle 12:00 di lunedì 12 gennaio, per una missione d’emergenza verso Gaza assediata. La nave trasporterà medici disperatamente necessari, giornalisti, operatori dei diritti umani e membri di parecchi Parlamenti Europei così come rifornimenti medici. Questo viaggio rappresenta il secondo tentativo del Free Gaza Movement di attraversare il blocco da quando Israele ha iniziato ad attaccare Gaza il 27 dicembre. Fra agosto e dicembre 2008, il Free Gaza Movement ha sfidato con successo il blocco israeliano cinque volte, consegnando la prima spedizione internazionale nel porto di Gaza dal 1967. Continua a leggere



da Cipro in partenza per Gaza
gennaio 10, 2009, 7:13 pm
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Larnaca, isola di Cipro.
All’hotel Sunflower arriviamo alla spicciolata, da paesi diversi ma con una speranza comune: sbarcare a Gaza.
Spagnoli, greci, inglesi, danesi, statunitensi, australiani, irlandesi, siamo in tutto una trentina di persone, medici soprattutto, ma anche giornalisti e attivisti per i diritti umani: è questa la ciurma di assalto che partirà domani in direzione della prigione israeliana a cielo aperto, per portare qualche tonnellata di aiuti e medicinali, ma anche un segnale di solidarietà ad una popolazione civile stremata dai bombardamenti, dalle stragi e dall’assedio.
Rompere l’assedio e violare il blocco navale, per rompere il muro di indifferenza e di silenzio che separa con sempre più distanza la nostra Europa e il massacro di un popolo che scivola nelle nostre sicure case d’occidente tra una notizia sull’andamento dei saldi invernali e il lancio della prossima edizione del “Grande fratello”.
Le stragi di innocenti e le montagne di cadaveri, non sembrano scuotere l’ignobile logica dell’equidistanza tra un popolo martoriato e un esercito d’occupazione, tra chi devasta e stermina un popolo e un popolo che cerca di resistere.
Non c’è nessun pregiudizio ideologico nella nostra azione, invece di Gaza potevamo sbarcare a Tel Aviv se Israele fosse interamente occupata militarmente ed un milione di ebrei costretti a vivere in campi profughi, rinchiusi in pochi chilometri senza possibilità di entrare ed uscire da Tel Aviv, con carri armati e cacciabombardieri che colpiscono con sempre più violenza le loro case, le loro teste e pochi ultraortodossi che rispondono con il lancio di qualche malandato razzo anticarro.
Ma la verità purtroppo è ben altra, con un popolo palestinese che grida la propria disperazione e i governi occidentali che continuano a far finta di non sentire. Sull’ipocrisia dei governanti ci si può adagiare, volgendo lo sguardo altrove o cambiando canale al momento opportuno.
Ma contro l’ipocrisia ci si può anche ribellare.
La nostra unica arma sarà un barcone, una nave un pò squattrinata che ad occhio e croce è una via di mezzo tra le attrezzate navi di assalto di Greenpeace e i barconi degli immigrati che arrivano a Lampedusa.
Il viaggio durerà 22 ore nella migliore delle ipotesi, poi arriveremo al blocco della marina israeliana, un blocco che viola sfacciatamente le norme sulla navigazione in acque internazionali e si arroga il diritto di incarcerare anche il mare.
Abbiamo già comunicato alle autorità il nosro programma di viaggio, la rotta che seguiremo, il carattere umanitario della missione; alla partenza la polizia cipriota provvederà a prendere le nostre generalità e perquisire il mezzo, per verificare che il nostro pericoloso carico è composto solo di garze, bisturi e medicinali vari.
In caso di diniego da parte della marina militare israeliana, continueremo la rotta prestabilita, comunicando via radio la nostra determinazione ad arrivare a Gaza per scaricare gli aiuti e il carattere illegale di qualsivoglia intervento violento teso a fermarci.
Del resto il serbatoio della nave non contiene sufficiente carburante per effettuare un eventuale viaggio di ritorno ed anche per questo a Gaza dobbiamo necessariamente sbarcare.
Il modulo che gli organizzatori della missione, il Freegaza movement, ci hanno consegnato riporta nell’ultima pagina la dicitura in inglese “generalità e riferimenti per la consegna degli effetti personali in caso di morte”.
Iaon ride mentre osserva il mio sguardo inorridito alla lettura di questa e altre domande “inquietanti”.
E’ un chirurgo greco che ha visto la morte in faccia più volte durante la dittatura dei colonnelli e oggi ha ancora la forza, malgrado l’età avanzata, di affievolire con una risata le preoccupazioni di chi ha trovato dentro di sè la forza di reagire all’indifferenza, ma non alla paura.
Lui è sicuro che tutto andrà per il verso giusto: arriveremo a Gaza. Perchè loro possono anche schierare portaerei, incrociatori, corazzate o cacciatorpedinieri, ma le loro armi non possono fermare il nostro sogno di libertà, il nostro carico di pace e di solidarietà.

Francesco caruso



il 10 gennaio parto per Gaza, tentiamo di rompere l’assedio. Aiutaci
gennaio 8, 2009, 1:55 pm
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Il 10 gennaio salperemo da Cipro con una nave carica di aiuti umanitari e cercheremo di raggiungere la Striscia di Gaza, dove speriamo di attraccare il giorno seguente.
Sulla nave siamo all’incirca una trentina di attivisti, giornalisti e medici di diversi paesi europei.
“Freegaza” è il coordinamento di attivisti per i diritti umani che periodicamente organizza l’invio di queste navi per tentare di rompere l’assedio di Gaza.
Se in altre occasioni si è riusciti a violare il blocco navale, in questo momento particolamente drammatico, c’è il timore di non riuscire a portare a compimento la missione: del resto, durante l’ultima spedizione, il 31 dicembre, la nave “Dignity” venne attacata e speronata dalla marina israeliana in acque internazionali, malgrado le comunicazioni preventive anche alle autorità israeliane, circa il carattere umanitario della missione.

Il mio compito è cercare di mantere i riflettori accesi su questa missione, l’attenzione internazionale può essere l’unico modesto deterrente contro eventuali attacchi militari alla missione umanitaria.
Essenso l’unico italiano a bordo, vi chiedo a tutti una mano, in particolare a far circolare le notizie riguardanti la missione di pace che ci apprestiamo a portare avanti.
In particolare se ci sono persone disponibili in “real Time” a tradurre dall’inglese i comunicati e le altre informazioni (a partire dai documenti qui segnalati), reperibili comunque in modo aggiornato sul sito http://www.freegaza.org
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