AltroSud, il Blog/Shock di Francesco Caruso, scosse di defribillazione scritta per far riprendere i cuori a battere e le menti a pensare


da Cipro in partenza per Gaza

Larnaca, isola di Cipro.
All’hotel Sunflower arriviamo alla spicciolata, da paesi diversi ma con una speranza comune: sbarcare a Gaza.
Spagnoli, greci, inglesi, danesi, statunitensi, australiani, irlandesi, siamo in tutto una trentina di persone, medici soprattutto, ma anche giornalisti e attivisti per i diritti umani: è questa la ciurma di assalto che partirà domani in direzione della prigione israeliana a cielo aperto, per portare qualche tonnellata di aiuti e medicinali, ma anche un segnale di solidarietà ad una popolazione civile stremata dai bombardamenti, dalle stragi e dall’assedio.
Rompere l’assedio e violare il blocco navale, per rompere il muro di indifferenza e di silenzio che separa con sempre più distanza la nostra Europa e il massacro di un popolo che scivola nelle nostre sicure case d’occidente tra una notizia sull’andamento dei saldi invernali e il lancio della prossima edizione del “Grande fratello”.
Le stragi di innocenti e le montagne di cadaveri, non sembrano scuotere l’ignobile logica dell’equidistanza tra un popolo martoriato e un esercito d’occupazione, tra chi devasta e stermina un popolo e un popolo che cerca di resistere.
Non c’è nessun pregiudizio ideologico nella nostra azione, invece di Gaza potevamo sbarcare a Tel Aviv se Israele fosse interamente occupata militarmente ed un milione di ebrei costretti a vivere in campi profughi, rinchiusi in pochi chilometri senza possibilità di entrare ed uscire da Tel Aviv, con carri armati e cacciabombardieri che colpiscono con sempre più violenza le loro case, le loro teste e pochi ultraortodossi che rispondono con il lancio di qualche malandato razzo anticarro.
Ma la verità purtroppo è ben altra, con un popolo palestinese che grida la propria disperazione e i governi occidentali che continuano a far finta di non sentire. Sull’ipocrisia dei governanti ci si può adagiare, volgendo lo sguardo altrove o cambiando canale al momento opportuno.
Ma contro l’ipocrisia ci si può anche ribellare.
La nostra unica arma sarà un barcone, una nave un pò squattrinata che ad occhio e croce è una via di mezzo tra le attrezzate navi di assalto di Greenpeace e i barconi degli immigrati che arrivano a Lampedusa.
Il viaggio durerà 22 ore nella migliore delle ipotesi, poi arriveremo al blocco della marina israeliana, un blocco che viola sfacciatamente le norme sulla navigazione in acque internazionali e si arroga il diritto di incarcerare anche il mare.
Abbiamo già comunicato alle autorità il nosro programma di viaggio, la rotta che seguiremo, il carattere umanitario della missione; alla partenza la polizia cipriota provvederà a prendere le nostre generalità e perquisire il mezzo, per verificare che il nostro pericoloso carico è composto solo di garze, bisturi e medicinali vari.
In caso di diniego da parte della marina militare israeliana, continueremo la rotta prestabilita, comunicando via radio la nostra determinazione ad arrivare a Gaza per scaricare gli aiuti e il carattere illegale di qualsivoglia intervento violento teso a fermarci.
Del resto il serbatoio della nave non contiene sufficiente carburante per effettuare un eventuale viaggio di ritorno ed anche per questo a Gaza dobbiamo necessariamente sbarcare.
Il modulo che gli organizzatori della missione, il Freegaza movement, ci hanno consegnato riporta nell’ultima pagina la dicitura in inglese “generalità e riferimenti per la consegna degli effetti personali in caso di morte”.
Iaon ride mentre osserva il mio sguardo inorridito alla lettura di questa e altre domande “inquietanti”.
E’ un chirurgo greco che ha visto la morte in faccia più volte durante la dittatura dei colonnelli e oggi ha ancora la forza, malgrado l’età avanzata, di affievolire con una risata le preoccupazioni di chi ha trovato dentro di sè la forza di reagire all’indifferenza, ma non alla paura.
Lui è sicuro che tutto andrà per il verso giusto: arriveremo a Gaza. Perchè loro possono anche schierare portaerei, incrociatori, corazzate o cacciatorpedinieri, ma le loro armi non possono fermare il nostro sogno di libertà, il nostro carico di pace e di solidarietà.

Francesco caruso

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10 commenti so far
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prova

Commento di Francesco Caruso

schifoso razzista, brutto ed ignorante come una bestia. Che ci vuole per cuccare qualche zecca da centro sociale, vero?

Commento di Laura

E scusa tanto. Ma com’è che voi potete arrivare a Gaza via mare (gaza è circondata dal mare) e sti poveretti non riescono manco ad organizzare una zattera per sfuggire ai “bombardamenti” via mare?.
Se io fossi sotto le bombe mi getterei a mare a nuoto!

Commento di Laura

Per Laura:
L´attitudine al nuoto e al mare in generale, fra i palestinesi é piuttosto rara.
Ha fatto sensazione uno di loro che andava a lavorare in Israele a nuoto, ma ti assicuro che é un´eccezione.

Comunque non so se questi vogliono sul serio andare a gaza o se il loro piano é farsi fermare prima di approdare, per poi raccontare di essere stati stivalati da 40 puffolotti.

Comunque le voci di corridoio dicono che:

-Il natante é uno schifo

-navigano controcorrente (questa non la ho sentita, la ho verificata per conto mio.)

-i vani abitabili sotto coperta sono resi inagibili dal carico, e questo implica un centro di gravitá sopra al bagnasciuga (notoriamente gli aiuti umanitari sono realizzati in materiali densi), situazione che é destinata ad aggravarsi man mano che il motore ciuccia la nafta dai serbatoi, la corrente contraria non aiuta.

Dall´altro lato, c´é chi ipotizza che prima di arrivare “a tiro” denuncieranno condizioni meccaniche che imporranno loro di tornare indietro, come in america hanno fatto i famosi “esuli cubani”

Comunque…

Gli israeliani sono sotto le bombe da anni ma neanche ci pensano a scappare anche nelle zone fuori tiro.

Commento di kizoushaidan

Non leggo nella testa di chi si occupa della faccenda, ma se arrivate fino alla cintura della marina israeliana, potrebbero decidere di trascinarvi a viva forza ad AshDod, e trasferire il vostro carico fianco murata su uno dei camion che portano quotidianamente derrate nella striscia di Gaza.

Oh, chi si é occupato dell´imbarco viene con voi?

“generalità e riferimenti per la consegna degli effetti personali in caso di morte”.

Ne ho compilati una dozzina, quindi ti do una mano: li ci va il nome della tipa del liceo che amavi di nascosto e a cui non hai mai avuto il coraggio di dichiararti.

Commento di kizoushaidan

che simpaticoni!

Commento di Francesco Caruso

sono con voi in piena solidarietà con la vostra missione. La ipocrisia dei governanti dapperttutto su questo che succede nella strisca di Gaza é diventato insopportabile.
Spero che arriviate bene senza un attacco della marina israeliana. Buon successo, Verena Buercher

Commento di Verena Buercher, giornalista

sei profeta o figlio di nume???
Cioé, noto che hai un certo riguardo per la tua stessa incolumitá.
Suppongo tu ritieni te stesso un tipo importante.

io non sono né l´uno né l´altro, ma posso assicurarti che se anche finisci 2 metri sotto, la cura per la sclerosi multipla non ritarderá di un solo minuto.
Non importa quanto ti affanni.
Garantiremo una vita dignitosa e sicura per tutti, a partire dai palestinesi stessi.

Commento di kizoushaidan

http://stoptheism.com/

Scusa… che fine hanno fatto le cicatrici del “tigher” ?

Nel gennaio 2005 ha raccontato che mentre veniva stivalato da 7 puffolotti in un centro di detenzione israeliano ha preso un vetro infranto e si é rigato la faccia da solo, sperando che la vista del sangue li avrebbe fatti smettere… cosa che nel suo racconto é avvenuta.
Si é anche lamentato del fatto che la sua permanenza fosse videoregistrata.
ha invocato un´interrogazione parlamentare sul pestaggio e il governo israeliano ha consegnato gli SSD dicendo “vedete un po´voi”

Esattamente dov´é che si sarebbe tagliato? non vedo nessuna cicatrice compatibile col racconto della vicenda.

Commento di kizoushaidan

Ma perché non andate anche a vedere i cinesi come sono schiavizzati ?

Commento di doriandrea




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