AltroSud, il Blog/Shock di Francesco Caruso, scosse di defribillazione scritta per far riprendere i cuori a battere e le menti a pensare


27 febbraio in piazza con gli operai della FIAT di Pomigliano
febbraio 26, 2009, 12:59 pm
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NESSUN POSTO DI LAVORO DEVE ESSERE PERDUTO.
Con i lavoratori di Pomigliano della FIAT e dell’indotto.

Il Patto di Base (CUB – COBAS – SdL) unitamente a delegazioni dei movimenti di lotta per il lavoro, dei comitati contro la devastazione ambientale e degli studenti del movimento studentesco partecipano alla giornata di mobilitazione del comprensorio di Pomigliano d’Arco contro lo scellerato piano di ristrutturazione di Marchionne che prevede un drastico ridimensionamento occupazionale dello stabilimento FIAT di Pomigliano.
Nel momento in cui la crisi economica viene scaricata sulla pelle dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati e dei ceti popolari occorre ritrovare le ragioni della mobilitazione e della lotta organizzata. Continua a leggere



Perchè sono a favore delle ronde…..quelle sociali…..
febbraio 23, 2009, 8:41 pm
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Le reazioni di indignazione seguite all’approvazione del decreto sulle ronde, per quanto blande, sono una risposta seppur parziale dinanzi ad un provvedimento intriso di xenofobia e razzismo.
L’istituzionalizzazione delle ronde rappresenta infatti una inquietante mostruosità sociale, che però si pone su un terreno storicamente congeniale ai percorsi di autorganizzazione sociale: promuovere forme di autodifesa popolare, di controllo dal basso del territorio, di autogoverno della città, da oltre un secolo è sempre stato un terreno di sperimentazione dei movimenti popolari, dalle milizie operaie della Comune di Parigi agli Arditi del Popolo.
Ma il contesto odierno sembra molto più simile alla Germania prenazista, con le Sturmabteilungen impegnate a perseguitare dissidenti, ebrei e altri “nemici interni”, persecuzioni funzionali per lo più a occultare i disastri delle crisi sistemiche del capitalismo, come la grande depressione di allora e la crisi economica attuale: tuttavia oggi non viviamo certo in uno scenario nel quale bisogna prendere le armi per affrontare “manu militari” milizie armate di parafascisti in procinto di instaurare la dittatura.
La battaglia infatti va condotta non sul piano militare, ma sul piano culturale e sociale, facendo però attenzione, molta attenzione, a intrecciare i due piani – culturale e sociale – per non correre il rischio di rinchiudere e svilire questo terreno di battaglia all’interno di una dimensione accademica e autoreferenziale: la battaglia cioè non si gioca al chiuso di pur interessantissime e necessarie tavole rotonde sulla forza dilagante della Lega Nord, ma contendendo ad essa nelle periferie più degradate delle nostre metropoli, nei territori sempre più infettati dalla demagogia del razzismo, anche il tema delle ronde, inteso strategicamente come cessione di sovranità primaria dalle istituzioni alla società, tra l’altro sul terreno tanto delicato quanto strategico della sicurezza e della pace sociale.
Su questo o si rimane attestati sulla difesa della legalità, delegando agli apparati di controllo e repressione statuale il contenimento dell’ esondazione culturale xenofoba, invocando finanche il rafforzamento delle forze dell’ordine in nome di una loro presunta imparzialità oppure è necessario rilanciare la sfida sul terreno della costruzione di nuova legalità dal basso, di riappropriazione e rovesciamento concettuale delle stesse categorie della sicurezza e della pace sociale.
Per questo andrebbero praticate una sorta di contro-ronde (a qualcuno piacerà forse più il termine “presidi”) che intralcino il lavoro di queste milizie governative, ma soprattutto che si configurino come ronde sociali, contro il carovita – come già avviene a Roma ad opera dei compagni di Action – per denunciare gli speculatori del commercio, ronde contro il lavoro nero e il caporalato, per denunciare e sanzionare dal basso i covi più disumani dello sfruttamento, ronde contro l’omofobia, il razzismo, la precarietà, la devastazione ambientale.
Ronde cioè in grado di attivare e organizzare energie e consenso sociale per sfidare l’egemonia culturale della destra, di passare dalla difesa dello status quo alla controffensiva sociale.
Non basta dire, posate i bastoni contro gli immigrati: piuttosto bisognerebbe organizzare questa insofferenza contro coloro i quali realmente ci rendono ogni giorno la vità più insicura, precaria e insostenibile.
E’ un impresa difficile? Certo, molto più complessa degli ingegneristici assemblamenti elettorali di segmenti di ceto politico preoccupati della propria sopravvivenza – in quanto autoproclamatisi rappresentanti e altrettanto autoproclamatisi di sinistra – protesi a ribaltare di fatto i ruoli, per cui l’azione e il conflitto sociale diventano meri strumenti funzionali all’allargamento degli spazi di rappresentanza politica e non viceversa.
Ben vengano quindi non tanto gli amministratori illuminati che intralciano e boicottano la nascita delle ronde, ma anche e soprattutto coloro i quali avranno il coraggio di istituzionalizzare le ronde popolari contro il razzismo, il carovita, il lavoro nero, che però non nascono per decreto ma nella forza del radicamento sociale e nel coraggio di sporcarsi le mani.
La sfida sul terreno della tanto decantata democrazia partecipativa si gioca anche su questo terreno.
Si può anche scegliere di non intraprendere questo terreno di sfida, vuoi per una valutazione dei rapporti di forza o per un principio legalitario ancora molto radicato anche a sinistra.
Ma anche in questo caso resta il problema di come contrastare l’istituzione delle ronde para-governative, tenendo presente che un’opposizione parlamentare nelle mani di Di Pietro o del PD rischia di dare semplicemente un ulteriore contributo peggiorativo in sede di conversione.
Le controronde anche su questo piano sono l’unico strumento a disposizione per smacherare, attraverso la rottura dell’unidimensionalità, la presunta neutralità dietro la quale i partiti di governo cercano di nascondere la matrice politico-xenofoba che sottende questa istituzionalizzazione, spacciandolola come “sicurezza partecipata per il bene comune”: per questo sarebbe opportuna una vera e propria opera di profanazione, direbbe Agamben, cioè inserirsi nel cuore dei meccanismi di riproduzione del dispositivo al fine di mostrarne non solo la falsità ma soprattutto la matrice intrinsecamente politica da cui scaturisce.
Potete strarne certi, dinanzi a controronde sociali saranno gli stessi benpensanti che oggi guardano le ronde con indifferenza o anche tacito consenso, ad indignarsi per questo clima da “far-west” e ad attivarsi in prima persona per smantellare ogni sorta di ronda.
In tal caso non vinceranno gli indiani, ma almeno potremmo esser soddisfatti per aver disarmato questi falliti cow-boy di provincia.

Francesco Caruso



l’esercito israeliano ha attaccato e dirottato un’altra nave pacifista. Ma non ci faremo intimidire: il 2 marzo ripartiamo per Gaza
febbraio 6, 2009, 1:42 am
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Per aggirare il silenzio dei media italiani, fai girare per favore la notizia

Oggi 5 febbario 2009 la marina israeliana ha nuovamente attaccato in acque internazionali una nave carica di aiuti umanitari.
Dopo aver aperto il fuoco, l’ha abbordata e dirottata in Israele. Equipaggio e passeggeri sono ancora in stato di fermo.
Non dobbiamo però farci intimidire, dobbiamo continuare a tentare di rompere quest’assedio criminale e illegale: insieme agli attivisti del free gaza movement il 2 marzo salperemo nuovamente da Cipro con una nave pacifista carica di tonnellate di aiuti umanitari e medicinali e per la popolazione di Gaza. Sulla nave saremo presenti anche una delegazione italiana dei movimenti di solidarietà con la Palestina.
Possono spararci addosso, speronare, dirottare, ma non riusciranno mai ad affondare la nostra rabbia e il nostro spirito di solidarietà.
Francesco Caruso

a seguire:
– Comunicato di FreeGaza
– dispaccio Ansa su dirottamento nave pacifista
– info su prossima missione navale
– come sostenere la missione di freegaza
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