AltroSud, il Blog/Shock di Francesco Caruso, scosse di defribillazione scritta per far riprendere i cuori a battere e le menti a pensare


Massimo Tartaglia: l’ennesimo pazzo nelle stalle di Montelupo?
dicembre 18, 2009, 2:34 am
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Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi,
ma i governi che devono aver paura dei propri popoli”.
Thomas Jefferson

PROLOGO NEL MONDO VIRTUALE
[16 giugno 2007. Berlusconi, nel rispondere ad una sua sostenitrice che vuole sapere come far cadere il governo Prodi, dice: “ci vorrebbe un regicidio”. Le agenzie rilanciano l’incauta battuta e dopo solo pochi minuti ecco mettersi diligentemente in fila nel mondo virtuale dei mass-media, tutti i grandi e piccoli inamovibili attori del teatrino della politica, per recitare l’intercambiabile ruolo dell’esaltatore del bene proprio e del drammaturgo del male altrui].

13 dicembre 2009.
Il regicidio poteva prender corpo, ma forse svanisce per pochi centimetri.
Berlusconi è ferito. Che sia il manifestarsi dell’onere della prova riservato periodicamente al potere carismatico, quel potere che lacera inesorabilmente il corpo sociale tra avversari e sostenitori, ma ne pretende al tempo stesso una sua rappresentazione univoca come potenza trascendentale di propria legittimazione?
Vedremo. Certamente il volto insanguinato ci disvela quella sorta di “biopolitica del regicidio” che cerca di ricondurre alla fragilità umana colui il quale tenta di trascendere da essa: ma oggi il potere pastorale in grado di elevare il regicidio a strumento ultimo di riaffermazione e perfezione democratica si è dissolto nelle strategie della governamentalità tardo-liberale che già lo ritraducono in un volano per l’ulteriore accentuazione dei dispositivi di controllo e sussunzione.
Alla dimensione verticale del regicidio segue da sempre l’orizzontalità del dispiegamento massiccio degli strumenti della repressione.
Storia vecchia questa, se non antichissima.
Il regicida invece è sempre e comunque un rietto da rimuovere.
Come i suoi più illustri precedessori, Gaetano Bresci, Pietro Acciarito, Giovanni Passannante, anche per Massimo Tartaglia c’è sempre la medesima spiegazione “scientifica” che rigetta il regicidio all’esterno del mondo della ragione: la follia. Continua a leggere

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Ma quale Francesco Caruso a capo del Forum delle Culture del comune di Napoli??
ottobre 13, 2009, 6:22 pm
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Sono costretto mio malgrado a scrivere questa breve nota per smentire “indiscrezioni” pubblicate nei giorni scorsi da alcuni giornalisti poco attenti.
Io non ho nulla a che fare e mai avrò nulla a che fare con il FORUM DELLE CULTURE 2013 promosso dal Comune di Napoli.
L’unica relazione che riesco a immaginarmi con un simile carrozzone è la contestazione di piazza contro le politiche di speculazione urbanistica e di drenaggio di denaro pubblico che si appresta a mettere in campo.
Pensare di delegare la gestione della cultura ad un manipolo di professionisti della politica e della burocrazia non solo è pura follia tardo-sovietica o giacobino-savoiarda, ma rientra in quella dinamica di rimodellamento della governance locale che qui al sud assume i contorni indigeribili di una sorta di “neoliberismo clientelare”.
Che ruolo possa avere io in una simile vicenda è presto detto: l’ “ex-noglobal Francesco Caruso, attuale ambasciatore presso l’Unesco” non esiste.
C’è un Francesco Caruso di troppo Continua a leggere



LA LEGGE E’ UGUALI PER TUTTI? MA VA LA’….
ottobre 9, 2009, 4:03 pm
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Le pesantissime condanne in corte di appello di oggi a Genova per i manifestanti contro il g8 lanciano un messaggio assurdo e inquietante: la prossima volta meglio assassinare qualcuno piuttosto che rompere una vetrina.
La giustizia italia condanna infatti l’agente Spaccarotella a solo 6 anni di reclusione per l’omicidio di Gabriele Sandri, ma anche a 3 anni e 6 mesi per gli agenti colpevoli dell’assassinio di Federico Aldrovandi.
E invece per i manifestanti contro il g8 di Genova si arriva a condanne a 16 anni di carcere.
Come se non bastassero le assoluzioni di De Gennaro e dei veri registi delle violenze di Genova, la corte d’appello vuole rimarcare l’uso di due pesi e due misure che non fanno altro che smentire e smascherare l’ipocrisia che si nasconde dietro la scritta che compare in ogni aula di tribunale: LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI.



QUANTA IPOCRISIA INTORNO A QUELLE BARE
settembre 18, 2009, 2:47 pm
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Le guerre sono missioni di pace,
l’occupazione militare è democrazia,
gli interessi delle multinazionali sono valori della patria,
i brogli elettorali sono le libere elezioni,
i mercenari vivi sono operatori di pace,
i soldati morti sono eroi,
i civili sono effetti collaterali,
le menzogne dei comandi militari sono l’informazione dal fronte,
chi scappa dalle bombe è solo un clandestino,
chi bombarda un banchetto nunziale è solo un innocente.
chi armava e finanziava i talebani erano patrioti americani.
…… (continua)

Non verserò una lacrima per questi morti, perchè ne ho già versate abbastanza in passato e me ne conservo qualcun’altra per il futuro.
Una scia infinita di sangue che, per nascondere gli errori, persevera e li accentua: nel teatrino della politica e della diplomazia internazionale si trovano i responsabili delle stragi civili e militari, gli stessi che siederanno in prima fila all’ennesimo funerale di stato.
Le mie più sentite condoglianze ai familiari, ma quest’ipocrisia intorno alle bare di giovani vite spezzate non la sopporto più. Lottare contro la guerra non è un capriccio rivoluzionario, ma un gesto nobile di fratellanza e umanità.



LA BENZINA? VA USATA CONTRO I PADRONI, NON CONTRO SE STESSI
settembre 7, 2009, 5:17 pm
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Gli operai dell’Alcatel di Battipaglia fanno benissimo a protestare, ma la benzina la dovrebbero usare non contro sè stessi ma contro i ministri e i manager delle multinazionali: sono infatti questi i responsabili della crisi che ora cercano di scaricare i costi e i sacrifici sulle spalle dei lavoratori.
Tutto questo è insopportabile. Allo stato attuale, tra un’opposizione parlamentare inesistente e i continui tentennamenti dei sindacati confederali, la rivolta resta l’unica arma a disposizione per rivendicare e difendere i propri diritti.
Nell’ultima settimana sono stato giorno e notte nei presidi di sostegno con gli operai sul tetto della Lasme di Melfi e con le insegnanti precarie di Benevento sul tetto dell’ex-provveditorato, lotte straordinarie ed importanti, ma credo sia arrivato il momento di affiancare all’autolesionismo insito in queste proteste estreme anche forme più radicali di lotta, che vadano a intaccare gli interessi e i profitti dei padroni.



BREVI RIFLESSIONI DAL TETTO DEL PROVVEDITORATO OCCUPATO DALLE PRECARIE SANNITE
settembre 4, 2009, 6:40 pm
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[Dopo 6 giorni di presidio h.24, finalmente trovo il tempo per scrivere qualcosa].
Le forche caudine, quel dolce valico che segna la frontiera naturale del Sannio, per molti anni ha rappresentato una frontiera invalicabile per il conflitto e le lotte sociali.
Il profilo dei due personaggi più famosi che questa terra ha partorito già aiutano a capire il contesto culturale nel quale ci muoviamo: Padre Pio e Clemente Mastella. Un brodo culturale insipido e indigesto, con i suoi malefici ingredienti di clientelismo e parassitismo politico che favoriscono la rassegnazione, il vomito o l’emigrazione.
Eppure Elvira, Patrizia, Daniela, Mariolina, Elisa sono nate e cresciute in questa terra. L’hanno percorsa in lungo e in largo, sulle sgangherate strade provinciali, ogni mattina per dieci anni tra un incarico e una supplenza, a tappare i buchi dell’inarrestabile sfacelo della scuola pubblica italiana.
Ma ora non c’è più spazio per loro. La Gelmini e il suo governo Berlusconi hanno già deciso: della scuola si può anche far a meno.
Per acquistare i cacciabombardieri F-35, per finanziare le spese militari, gli abusi edilizi e le cementificazioni selvagge, le privatizzazioni degli utili e le nazionalizzazioni delle perdite, da qualche parte si dovrà pur tagliare!
E allora finiamola di sperperare soldi per insegnare ai nostri figli il sapere: le veline ed i tronisti, il razzismo e l’ignoranza, la menzogna e la corruzione sono le coordinate inculturali nelle quali devono muoversi. A cosa serve allora annoiarli con Socrate o Manzoni? Continua a leggere



E se fossero gli operai ad aprire il fuoco contro uomini, donne e bambini, cosa direbbero lor signori?
agosto 28, 2009, 12:07 pm
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Da ormai troppo tempo, nella piana di San Nicola di Melfi aleggia il fantasma della lotta di classe, quel fantasma di un passato che agita il sonno dorato dei dirigenti d’azienda che solo pochi anni fà decisero di aprire un’isola di toyotismo nelle campagne del meridione, nella speranza di far leva sulla disperazione e il ricatto della disoccupazione per trovare braccia docili e rassegnate allo sfruttamento e all’oppresione.
E’ durato poco il mito della fabbrica integrata: dalla rivolta dei 21 giorni della primavera del 2004 gli operai hanno imparato a non chinare il capo e da allora è stato un susseguirsi di mobilitazioni. Continua a leggere